centro storico, religioso, Troia, Aecae (denominazione storica) (XI)

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Troia, Aecae (denominazione storica)
centro storico, religioso, Troia, Aecae (denominazione storica) (XI) 
centro storico, religioso, Troia, Aecae (denominazione storica) (XI) 
centro storico religioso 
Città consolidata caratterizzata da margini fisici naturali e artificiali, situata a sud-ovest rispetto a Foggia. Presenta funzioni di culto, produttive, artigianali e residenziali. I collegamenti interni sono pedonali e carrabili 
1019-1019 
1600365390 
centro storico religioso 
00365390 
16 
1600365390 
La collina di Troia, alle propaggini del Subappenino dauno, è sempre stata un riferimento insediativo importante sia in età preromana, sia in età romana, quando l’altura viene quasi spaccata al centro della sua formazione dalla via che in età imperiale sarà ribattezzata Traiana. L’antica Aecae sopravvive fino in età tardoantica, divenendo, a partire dal IV secolo d.C., sede episcopale di cui si ricordano i primi vescovi tra i quali Marco, Marciano, Secondino. Il nome di Troia è documentato nel 1019, quando viene menzionata tra i centri riorganizzati dal catapano bizantino Basilio Bojoannes che la ripopola cingendola di mura in funzione antilongobarda. Nata in continuità con la distrutta Aecae, continua a esercitare un ruolo importante nel processo di cristianizzazione della Daunia. Diviene importante tappa della Via Francigena. Rimasta alle dipendenze di Bisanzio solo nominalmente, la città gode di una larga autonomia che difende strenuamente e progressivamente accresce con un'abile politica delle alleanze, fino ad ottenere nel 1127 da Papa Onorio II una "Charta Libertatum". Prima si oppone ai Normanni combattendo contro Roberto il Guiscardo (1053), poi ne diviene fedele alleata. Artefice di tale politica è l'episcopato. Troia ospita 4 concili presieduti dal Papa (Urbano II nel 1093, Pasquale II nel 1115, Callisto II nel 1120, Onorio II nel 1127). Viene eretta la magnifica Cattedrale dedicata all’Assunta, uno degli episodi più pregevoli dell’arte romanica in Puglia. La costruzione risulta documentata già nel 1083, ma la vicenda architettonica dell’edificio attuale inizia nel 1093 per concludersi in epoca federiciana. Nel 1139 Troia viene sottomessa dal primo re di Sicilia, Ruggero II. La pacificazione col nuovo regno dura solo fino alla morte di Enrico VI nel 1197. Il conflitto riesplode sotto Federico II che voleva dare vita ad uno stato laico, accentrato e moderno. Questo si scontra con la tradizione guelfa, autonomista, libertaria della civitas troiana. Per domarla Federico le contrappone Lucera e Foggia, ma senza risultati. Allora la espugna, la rade al suolo e ne mette al bando gli abitanti (1229). La popolazione rientra in città dopo che Carlo d'Angiò, battuto Manfredi (1266), diviene il nuovo re di Sicilia. Possesso della regina Giovanna I (1306-1375), nel 1405 passa al conte Pierotto o Perrotto D'Andrea. Nel 1423 è concessa a Muzio Attendolo Sforza, che diviene Conte di Troia (1369-1442). Nel 1442 la Città capitola con l'assedio di Alfonso d'Aragona (1396-1458) e, vent'anni dopo, aiuta Ferdinando I d'Aragona (1431-1470) a sconfiggere definitivamente gli Angioini in una battaglia immortalata sulle porte bronzee del Maschio Angioino. Nel 1500, in seguito alla spartizione del Mezzogiorno sancita dal trattato di Granada, Troia passa con la Puglia e la Calabria sotto il dominio della Spagna. Il 4 luglio 1521, per disposizione dell'imperatore Carlo V, la città è venduta a Troyano Gavaniglia, conte di Montella, ma conserva gran parte delle franchigie e dei capitoli di libertà. Per l'aiuto ricevuto, Carlo V le concede molti privilegi e ne modifica lo stemma. Dalla metà del XVII alla fine del XVIII secolo sono principi di Troia i Marchesi d'Avalos del Vasto. Essi contribuiscono alla rinascita della città cooperando con grandi figure di vescovi che si succedettero in quegli anni. Con l'arrivo a Napoli (1734) di Carlo di Borbone, inizia anche per Troia una stagione di profondi cambiamenti. Nel 1745 viene istituito il catasto e poi abolito il Sedile di Nobiltà. I Troiani si schierarono col loro re quando nel 1799 i giacobini napoletani proclamano la Repubblica Partenopea. La restaurazione borbonica, seguita alla sconfitta di Napoleone a Waterloo (1815), segna per Troia l'inizio di un lungo periodo di pace. In seguito all'epidemia colerica del 1835, viene riaperto l'Ospedale di San Giovanni di Dio e affidato alle cure delle Suore di Carità (1840); per volere del vescovo Monforte sono istituiti un Monte dei pegni e un Monte Frumentario, mentre per iniziativa del Comune è istituito nei locali del monastero domenicano un orfanotrofio (1842), cui si aggiunsero con gli anni un convitto femminile e un asilo infantile (1902). Nel 1860 Troia approva l'annessione al Regno d'Italia, ma tra il ‘62 e il ‘63, partecipa al fenomeno del brigantaggio. Sotto il nuovo regno dei Savoia, la città progredisce. I beni ecclesiastici confiscati con le leggi del 1866-67 sono destinati a servizi di pubblica utilità: intorno alla chiesa di San Bernardino sorge l'attuale cimitero e dall'orto dei Cappuccini venne ricavata la villa comunale. Viene costruita la strada ferrata Foggia-Napoli, e la nuova strada provinciale Troia-Foggia (1876). Tra il 1940 e il 1970 in Troia aumenta il numero dei suoi abitanti per l'immigrazione proveniente dai Comuni del Preappennino dauno. Dopo 964 anni, nel 1986, la Diocesi di Troia e quella di Lucera vengono soppresse ed è istituita una nuova diocesi denominata Lucera-Troia 
Città consolidata caratterizzata da margini fisici naturali e artificiali, situata a sud-ovest rispetto a Foggia. Presenta funzioni di culto, produttive, artigianali e residenziali. I collegamenti interni sono pedonali e carrabili 
Troia Aecae (denominazione storica) 

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