centro storico, di pianura, Lecce (XVI)

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centro storico, di pianura, Lecce (XVI) 
centro storico, di pianura, Lecce (XVI) 
centro storico di pianura 
La città di Lecce, capoluogo di provincia e collocata nell’area del Nord Salento, al centro di una grande depressione carsica chiamata Valle della Cupa, è caratterizzata da un impianto urbanistico di tipo radiale che dal centro storico, che presenta un impianto maggiormente irregolare, eredità delle fasi urbanistiche più antiche, si sviluppa in tutte le direzioni secondo un impianto maggiormente regolare che arriva oggi a toccare quasi il percorso della tangenziale. L’ampliamento urbano oltre il circuito murario si colloca in età recente, agli inizi del Novecento, quando la città inizia ad espandersi in varie direzioni con un impianto regolare che si diparte dal nucleo antico in maniera radiale, ma senza la presenza di veri piani regolatori 
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centro storico di pianura 
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Le prime fasi dello sviluppo urbanistico sono attestate a partire dall’età messapica quando viene definito un circuito murario che per la maggior parte, ad eccezione di piccoli ampliamenti, verrà mantenuto non solo in età romana e medievale, ma anche in gran parte nella cinta fortificata cinquecentesca. Solo verso est, in direzione del mare e quindi di San Cataldo, la cinta muraria subì tra l’età messapica, romana e medievale, dei movimenti più consistenti di ampliamento fino a stabilizzarsi nell’area del castello. Nel corso del Cinquecento, Lecce assunse i connotati di una “città – fortezza”: in questo quadro si inserisce l'intervento di razionalizzazione geometrica di Gian Giacomo dell'Acaya sulla cinta muraria, risistemata verosimilmente fra il 1537 ed il 1941. I lavori proseguirono, negli anni successivi, relativamente al Castello (completato probabilmente già nel 1545). Oltre al Castello ed alle quattro porte, l'elemento più rilevante della fortificazione è costituito dall'”opera a tenaglia” che conclude l'addizione settentrionale, attraverso un particolare rapporto geometrico in diagonale col “quadrato” prevalente della città. Oltre al castello, Gian Giacomo d'Acaya operò nella costruzione di Porta Napoli, realizzò il palazzo della Regia Udienza (non più esistente) e ricostruì l'Ospedale dello Spirito Santo presso Porta Rudiae. Fra i nuovi assi viari, il rettifilo di via Vittorio de' Prioli, tracciato nel 1548, collegò il costruito con i nuovi spazi acquisiti a nord, concludendosi nella piazzetta antistante la chiesa di S. Francesco da Paola. Dopo la battaglia di Lepanto, alla “città – fortezza” si affianca la “città della fede”. I due grossi interventi edilizi che segnano in modo incisivo il tessuto urbano centrale della seconda metà del secolo sono costituiti dal convento e dalla chiesa rispettivamente dei Gesuiti e dei Teatini. Al frammentario tessuto edilizio essi sostituiscono blocchi regolari, sovradimensionati e fuori scala, con una nuova volontà di organizzazione dello spazio. In aree periferiche furono collocate altre istituzioni religiose: il Convento dei Carmelitani, il nuovo convento dei Celestini e la cappella regia della SS. Trinità (riedificata presso la chiesa delle Grazie). Il processo di “modernizzazione” della fase rinascimentale investì anche l'edilizia civile, con specifico riferimento alle residenze. Numerosi sono i palazzi che nel corso del Cinquecento furono eretti dalla nobiltà leccese al seguito di Carlo V, dalla ricca aristocrazia, dalla nuova nobiltà mercantile e dai baroni delle terre vicine. In età moderna la città mostra le tracce di due importanti momenti di trasformazione, tra Sei e Settecento e nella seconda metà dell'Ottocento. In questi due momenti il centro urbano fu modificato profondamente, trasformando anche la distribuzione funzionale di alcuni quartieri. Quartieri produttivi furono trasformati in aree residenziali, come l'area intorno Porto Rudiae dove il toponimo via dei Figuli ricorda l'antica destinazione d'uso. Il momento cruciale per il rilancio dell'attività edilizia coincise con il dilagare dello spettro della peste nel Regno (1656); la mancata diffusione del morbo in Terra d'Otranto viene attribuita a Lecce all'intervento miracoloso del protovescovo Oronzo. Fu il vescovo stesso del tempo, Luigi Pappacoda, a gestire in prima persona la restaurazione del culto del Santo, sancita con decreto 13 luglio 1658: la nuova Cattedrale e la colonna votiva furono i segni più tangibili di gratitudine della città nei confronti del nuovo patrono. Anche gli ordini religiosi, Teresiani, Agostiniani, Cappuccini, Celestini, si mossero ad emulare la linea del Pappacoda; gli interventi edilizi portarono a una più equilibrata distribuzione degli episodi monumentali, concentrati nel Cinquecento intorno alla piazza civile. Trattasi in alcuni casi di costruzioni ex novo, in altri di demolizioni e rifacimenti di fabbriche esistenti, “per essere queste ritenute inadatte nell'ottica del decoro e della funzionalità”. Il più significativo intervento di edilizia civile attuato nel corso del Seicento è costituito invece dalla lottizzazione di un settore urbano a ridosso delle mura, compreso fra porta S. Biagio ed il Castello (in località “dietro le persogne”): il comprensorio prende il nome di “Case Nuove”. Il poco meno che trentennale viceregno austriaco (1707-1734), che fece seguito al lungo periodo di dominazione spagnola, non portò sostanziali modifiche nell'assetto territoriale e politico-amministrativo del Regno, né influì sul suo sottosviluppo. A Lecce incise in maniera determinante l'Interdetto scagliato contro la Diocesi (1711-19), evento importante anche per la storia edilizia della città, che coincise con un rallentamento nelle realizzazioni, particolarmente in campo religioso. Sono del periodo il rifacimento di porta Rudiae, la ricostruzione della chiesa del Carmine e la risistemazione della facciata della chiesa dei SS. Niccolò e Cataldo. Si legano al nome del successore del Cino, Mauro Manieri, non solo l'edificazione di alcuni palazzi, ma anche la ricostruzione della chiesa delle Alcantarine, il completamento dei lavori alla chiesa del Carmine, il piano attico del Seminario ed il rifacimento del complesso di S. Giovanni di Dio per i Fatebenefratelli. L'ascesa dei Borbone apportò sostanziali mutamenti nelle strutture politiche, sociali ed amministrative del Mezzogiorno. Lecce, pur confermando il suo carattere di centro egemone in ambito provinciale e regionale, si dibatté in una condizione di perifericità all'interno del Regno. Anche la chiesa cittadina, esaurita la fase di espansione e di sviluppo strutturale, iniziò una parabola discendente. Sotto l'episcopato di Alfonso Sozi Carafa e su disegni di Emanuele Manieri, furono eseguiti i lavori di restauro del palazzo Vescovile, il rifacimento dell'ingresso del cortile del Vescovado, la ricostruzione, forse, del convento del Rosario, la ricostruzione del palazzo della Regia Udienza, il rifacimento del conservatorio di S. Anna e la ricostruzione della chiesa e del convento delle Paolotte. La città fu dotata di nuove opere pubbliche, prima fra queste il Teatro Novo presso la porta di S. Giusto. Nel 1767 si procedette all'abbattimento di alcune cappelle ritenute fatiscenti. Dopo il rifacimento di porta S. Biagio (1774), porta S. Giusto rimase “l'unica incontaminata reliquia cinquecentesca per l'accesso in città”. Alla fine del secolo, nel 1797, l'occasione per la trasformazione degli spazi urbani e per nuovi spunti urbanistici coincise con la venuta in Puglia ed in città di Ferdinando II. Lecce fu investita per l'occasione da una serie di interventi al fine di migliorarne il decoro. Gli interventi riguardano prevalentemente il cuore della città la “Publica Piazza”, ma anche il Castello conobbe trasformazioni 
La città di Lecce, capoluogo di provincia e collocata nell’area del Nord Salento, al centro di una grande depressione carsica chiamata Valle della Cupa, è caratterizzata da un impianto urbanistico di tipo radiale che dal centro storico, che presenta un impianto maggiormente irregolare, eredità delle fasi urbanistiche più antiche, si sviluppa in tutte le direzioni secondo un impianto maggiormente regolare che arriva oggi a toccare quasi il percorso della tangenziale. L’ampliamento urbano oltre il circuito murario si colloca in età recente, agli inizi del Novecento, quando la città inizia ad espandersi in varie direzioni con un impianto regolare che si diparte dal nucleo antico in maniera radiale, ma senza la presenza di veri piani regolatori 
Lecce 

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