centro storico, collinare, agricolo, difensivo, Morano Calabro, Summuranum (denominazione storica, III-IV sec.), Muranum (denominazione storica, I sec. a.C.) (X)

https://w3id.org/arco/resource/ArchitecturalOrLandscapeHeritage/1800174245 an entity of type: ArchitecturalOrLandscapeHeritage

Morano Calabro, Summuranum (denominazione storica, III-IV sec.), Muranum (denominazione storica, I sec. a.C.)
centro storico, collinare, agricolo, difensivo, Morano Calabro, Summuranum (denominazione storica, III-IV sec.), Muranum (denominazione storica, I sec. a.C.) (X) 
centro storico, collinare, agricolo, difensivo, Morano Calabro, Summuranum (denominazione storica, III-IV sec.), Muranum (denominazione storica, I sec. a.C.) (X) 
centro storico collinare, agricolo, difensivo 
Il centro storico appare saldamente ancorato alla roccia, con tessuto edilizio compatto a gradonate, collegato da stradine interne anguste e a forte pendenza. Sulla vetta del colle spiccano i resti del castello, a memoria del primo insediamento medievale. Lo sviluppo urbano successivo è sceso man mano a valle prevaricando e ricostruendo, di volta in volta, le antiche cinta murarie: a Morano si presuppone, infatti, vi siano state tre espansioni delle fortificazioni di cui oggi rimangono traccia nelle fondazioni delle case e nelle torri rifuse nel tessuto edilizio, ancora fortemente riconoscibili. Visibili ancora oggi, i resti di alcune porte della Città: Porta S. Nicola, Porta dell'Orto, ulteriore Porta S. Nicola addossata alla Chiesa, Porta vicino Palazzo Marzano, Porta di Ferrante e Porta de li Sellari. Il borgo, inoltre, ha subito l'influenza ebraica la cui traccia si legge, sicuramente, nel toponimo "giudecca o giudea" ma, anche in alcuni palazzi che presentano l'impostazione della cellula base della casa ebraica. La struttura del centro storico è sviluppata sui rioni, molti dei quali oggi mantengono ancora l'antica denominazione a ricordo dell'attività prevalente svoltasi (in pieno accordo con la suddivisione dei mestieri della città medievale). Nel tessuto di base, spiccano numerosi palazzi gentilizi, fortemente radicati alla tradizione rurale, ed edifici ecclesiastici 
1800174245 
centro storico collinare, agricolo, difensivo 
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Il nome non si può definire con certezza da dove derivi: forse dai Mori, o dalla coltivazione del gelso (morus) necessario per la produzione della seta, o ancora dalle alte mura che anticamente cingevano il paese (da meruo, raccogliere insieme, o meruma, cumulo). In età magnogreca era posta sulla via che collegava Sibari con le subcolonie del Tirreno site in prossimità di Scalea. È accertato che in età romana si trovava sulla via Popilia, come attestato dalla Lapis Pollae (pietra miliare del II sec a.C. ritrovata a Polla). Nella Lapis Pollae, Muranum risulta stazione della Regio Capuam, antica via consolare romana. Inoltre i terreni agricoli intorno, ancora delimitati da muretti a secco, creando una regolare scacchiera, rimandano alla mente la centuratio romana. Nel Medioevo divenne importante luogo militare difeso dal castello in epoca normanna. Nell'età medievale fu feudo di Apollonio Morano, dei Fasanella e di Antonello Fuscaldo. In età aragonese appartenne ai Sanseverino di Corigliano (poi di Bisignano) fino al 1614. Nel 1559 muore in Francia il principe Pietro Antonio Sanseverino e il suo corpo viene trasportato imbalsamato a Bisignano. Pietro Antonio era sposato con Irene Sanderberg Castriota, e aveva come figli Vittoria e Bernardino, che prese il posto del defunto padre. Il feudo fu poi acquistato degli Spinelli di Scalea che lo tennero fino all'eversione della feudalità (1806). Nel 1799 Morano fu elevato a Comune e divenne poi sede di Governo (con i francesi nel 1807). Nel 1863, con decreto di Vittorio Emanuele I, mutò la denominazione in Morano Calabro, per distinguersi da Morano sul Po. A partire dalla metà del XIX secolo iniziò un forte ed incessante flusso migratorio che ne ha decimato la popolazione 
Il centro storico appare saldamente ancorato alla roccia, con tessuto edilizio compatto a gradonate, collegato da stradine interne anguste e a forte pendenza. Sulla vetta del colle spiccano i resti del castello, a memoria del primo insediamento medievale. Lo sviluppo urbano successivo è sceso man mano a valle prevaricando e ricostruendo, di volta in volta, le antiche cinta murarie: a Morano si presuppone, infatti, vi siano state tre espansioni delle fortificazioni di cui oggi rimangono traccia nelle fondazioni delle case e nelle torri rifuse nel tessuto edilizio, ancora fortemente riconoscibili. Visibili ancora oggi, i resti di alcune porte della Città: Porta S. Nicola, Porta dell'Orto, ulteriore Porta S. Nicola addossata alla Chiesa, Porta vicino Palazzo Marzano, Porta di Ferrante e Porta de li Sellari. Il borgo, inoltre, ha subito l'influenza ebraica la cui traccia si legge, sicuramente, nel toponimo "giudecca o giudea" ma, anche in alcuni palazzi che presentano l'impostazione della cellula base della casa ebraica. La struttura del centro storico è sviluppata sui rioni, molti dei quali oggi mantengono ancora l'antica denominazione a ricordo dell'attività prevalente svoltasi (in pieno accordo con la suddivisione dei mestieri della città medievale). Nel tessuto di base, spiccano numerosi palazzi gentilizi, fortemente radicati alla tradizione rurale, ed edifici ecclesiastici 
Morano Calabro Summuranum (denominazione storica, III-IV sec.) Muranum (denominazione storica, I sec. a.C.) 

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