centro storico, a terrazzo, Vibo Valentia, Monteleone (denominazione storica, XIII secolo), Monteleone di Calabria (denominazione storica, XIII secolo), Vibona (denominazione storica, II-III secolo), Vibo-Vibona Valentia (denominazione storica, III secolo a.C.), Veipunium (denominazione storica, III secolo a.C.), Veipona (denominazione storica, III secolo a.C.), Hipponion (denominazione storica, VI secolo a.C.), Veip (denominazione storica, periodo pre-ellenico), Veipona (denominazione storica, periodo pre-ellenico) (VI a.C)

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Vibo Valentia, Monteleone (denominazione storica, XIII secolo), Monteleone di Calabria (denominazione storica, XIII secolo), Vibona (denominazione storica, II-III secolo), Vibo-Vibona Valentia (denominazione storica, III secolo a.C.), Veipunium (denominazione storica, III secolo a.C.), Veipona (denominazione storica, III secolo a.C.), Hipponion (denominazione storica, VI secolo a.C.), Veip (denominazione storica, periodo pre-ellenico), Veipona (denominazione storica, periodo pre-ellenico)
centro storico, a terrazzo, Vibo Valentia, Monteleone (denominazione storica, XIII secolo), Monteleone di Calabria (denominazione storica, XIII secolo), Vibona (denominazione storica, II-III secolo), Vibo-Vibona Valentia (denominazione storica, III secolo a.C.), Veipunium (denominazione storica, III secolo a.C.), Veipona (denominazione storica, III secolo a.C.), Hipponion (denominazione storica, VI secolo a.C.), Veip (denominazione storica, periodo pre-ellenico), Veipona (denominazione storica, periodo pre-ellenico) (VI a.C) 
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centro storico a terrazzo 
Bellezza panoramica: Castello Normanno Svevo. Nella Villa comunale Regina Margherita e Villa Gagliardi presentano un area verde. Percorso matrice: Corso Umberto I, corso Vittorio Emanuele III. Le più interessanti tracce del passato si concentrano nella parte alta del centro dove si trova il nucleo antico di Vibo. In prossimità del castello sorge Borgonovo, caratteristico quartiere federiciano con vie strette e ripide e scalinate. Esso nonostante la struttura edilizia interamente posteriore, conserva notevolissimi valori ambientali, alcuni edifici di interesse storico e artistico del 1700-1800, vestigia di epoche più antiche, zone verdi e ampie vedute che nell'insieme indicano una spiccata vocazione urbanistica per la localizzazione di funzioni a carattere socio-culturale e turistiche. Castello normanno-svevo, massiccio maniero dotato di cinta muraria con torri e porte d’accesso. Il maniero, dotato di torrioni cilindrici, conserva ancora uno sperone triangolare che serviva da collegamento con la cinta muraria. Fu edificato in più fasi. All’inizio e Ruggero il Normanno fece costruire una torre, gli Svevi continuarono l’opera di fortificazione e sotto la dominazione angioina fu costruito lo sperone triangolare con porta d’accesso. Altri lavori furono eseguiti in età aragonese e nel XVI secolo sotto i Pignatelli, che dovettero abbandonare il castello in gran parte crollato nel 1783.Nel periodo borbonico il castello fu usato come carcere per essere poi abbandonato definitivamente sul finire del 1800. Palazzo Gagliardi, ex foresteria, il palazzo che è tra i più vasti edifici privati di Vibo Valentia, pare sia stato voluto dal Gagliardi, come dipendenza, destinata esclusivamente alla rappresentanza ed agli illustri ospiti, del più piccolo palazzetto residenziale della famiglia, posto dirimpetto. L'edificio costruito nel XVIII-XIX sec. ad opera di Giovan Battista Vinci nel 1870 fu completamente restaurato e nel 1912 fu rifatta la facciata in mattoncini ed aggetti di balconi e balaustre. Dapprima palazzo di rappresentanza, fu poi istituto magistrale, tra il 1946-50 venne occupato dalle famiglie più povere, 1967 venne acquistato dal comune, nel '69 il secondo piano diventò sede del museo archeologico, residenza, biblioteca Gagliardi, sanità, commercio, magazzini e in parte non utilizzato. Nel 2006 è stato restaurato; l’edificio è stato acquistato dall’Amministrazione provinciale come sede di rappresentanza (centro mostre e sede espositiva artistica). Ex Municipio, palazzo a corte largo, risalente al XVIII secolo, a cui in tempi imprecisati sono stati aggiunti dei vani nell'ampio cortile interno. Il prospetto principale è caratterizzato dal grande portale in granito in asse al quale, al secondo piano, vi e il balcone d'onore con ampia mensola in granito. Castello Normanno-Svevo: Il castello, che sorge dov'era ubicata probabilmente l'Acropoli di Hipponion, risale al XI-XIII sec. Nel 1093 vene eretta una torre di forma esagonale e nel 1233/37 gli Svevi aggiungono altri baluardi alla torre normanna. Il castello venne ampliato da Carlo d'Angiò nel 1289 quando assunse più o meno un aspetto simile a quell'odierno. Sotto infatti gli Angioini vengono costruite altre torri e lo sperone triangolare. Fu rafforzato dagli Aragonesi nel XV secolo ed infine rimaneggiato dai Pignatelli tra il XVI-XVII sec, perdendo quasi del tutto la funzione militare e assumendo invece quella di abitazione nobiliare; nel 1508 i Pignatelli costruiscono due porte, quella a sud e quella a ovest. E’ del 1805 la demolizione del secondo piano da parte del Genio, in quanto pericolante, a causa dei danni riportati dopo il terremoto del 1783; il Genio tra il 1858 e il ’59 provvide al restauro dell’edificio. Il castello presenta oggi una serie di corpi edilizi articolati attorno ad una grande corte centrale; il fronte sulla città, ad ovest presenta delle torri cilindriche; al centro delle due torri settentrionali si apre un ingresso con una rampa e un ballatoio semicircolare. Il portale è sormontato dallo stemma nobiliare dei Pignatelli. Lo sperone nord-ovest è realizzato con conci lapidei provenienti dalle mura greche. L’interno, restaurato, presenta ampie sale con diverse coperture. Dopo i lavori di restauro compiuti negli anni ’70 il castello è destinato ad ospitare il Museo archeologico statale “Vito Capialbi”, ricco di reperti archeologici italiani, greci e romani; ceramiche medioevali ed oggetti rinascimentali. Porte urbiche: Arco di Marzano, la porta dell'antica cinta urbica fu edificata nel 1289 e riparata in periodo aragonese; Porta Conte d'Apice, della torre cilindrica, detta Conte d'Apice, di cui oggi rimane solo la porta dell'antica cinta urbica. La torre fu edificata nel 1289 e riparata in periodo aragonese. Convento dei Cappuccini, costruito nel 1631 subì danni per il sisma del 1783 ma solo nel XIX sec. sarà restaurato ed ampliato. Oggi, dopo una serie di interventi poco pertinenti, si presenta completamente intonacato e con finestre prive di modanature. Ex Convento dei Padri Domenicani, fondato nel 1455 ed ampliato dal Pignatelli nel 1543, subì dei danni in seguito al sisma del 1783. Nel XIX secolo fu adibito ad ospedale militare e poi orfanotrofio; ospita oggi un istituto scolastico, varie associazioni ed il Museo d'Arte sacra. Nell'edificio sono esposte opere provenienti dal Duomo, da varie chiese della città e da collezioni private, tra cui arredi religiosi, reliquiari, crocifissi in avorio e legno e numerosi dipinti (XVI-XIX sec.). L’ex Chiesa dei Domenicani, fondata nel 1455 subì gravi danni in seguito al sisma del 1783. Nel 1810 venne chiusa la culto e successivamente adibita a laboratorio per un istituto tecnico-statale. Completamente restaurata nel 1975 fu adibita a salone per conferenze. L'Ex Chiesa dello Spirito Santo, costruita nel 1579, nella chiesa fu demolito, nel 1769, l'arco maggiore del Sancta Sanctorum, per collocarvi il seggio vescovile. Nel 1835 l'edificio cultuale venne restaurato ed inserito il portale in granito appartenente alla chiesa dei Domenicani; di nuovo restaurata nel 1912, verrà chiusa al culto nel 1946. Nel 1632 l’edificio fu sede parrocchiale, poi sedile dei sindaci, sede pubblica. Ex Collegio dello Spirito Santo, l'edificio, sorto accanto alla chiesa dello Spirito Santo, occupa con essa un intero isolato e si sviluppa attorno ad una corte centrale. Costruito nel 1579 e nel 1835 fu restaurato e rimodernato a cura di Don Luigi Gagliardi mentre il restauro complessivo più recente risale al 1987-88. Adibito dapprima ad orfanotrofio femminile, fu poi ricovero Donne Pericolanti e Pentite, casa di riposo e orfanotrofio, casa di riposo per anziani, scuola. Dell'ex chiesa di Santa Chiara rimane solo l'impianto tipologico, essendo stata, nel corso dei secoli, più volte manomessa. La fondazione della chiesa conventuale risale al 1594; nel tempo non fu usata più per il culto ma divenne dapprima scuola, poi sala giochi, sala giochi e sala per la riunione ragazzi- L'ex Monastero di Santa Chiara si articola attorno ad una corte centrale ed ha una conformazione planimetrica eterogenea, forse dovuta al riuso di preesistenti strutture. Il convento fu fondato nel 1594, e subì massicci interventi di ristrutturazione durante il Ventennio fascista. Il monastero, divenne poi scuola, poi sede di uffici. Il convento delle Clarisse di S. Croce, attiguo alla chiesa, è costituito da un corpo di fabbrica ad L, attorno ad un vano aperto, oggi pubblico. Costruito come l’omonima chiesa nel 1612 fu anch'esso danneggiato dal terremoto del 1783. Nel 1796 avvenne la fusione di S. Chiara e S. Croce sotto il titolo di S. Francesco delle Monache. L'ex Convento dei Padri Minori Osservanti si sviluppa attorno ad un grande cortile interno porticato e i prospetti, pur se fortemente alterati nel corso degli anni, presentano ancor oggi una serialità intrinseca al tipo e sono segnati quasi esclusivamente dal doppio ordine di finestre. Edificato nel 1521 fu successivamente ampliato ; in origine aveva un peristilio con colonne di granito e cisterna nel mezzo. Nel 1808 il convento divenne un quartiere dell'artiglieria, poi caserma Morelli, ed infine adibito a all’istruzione. L'ex Convento dei Padri Carmelitani edificato alla periferia della città nel XVI sec, oggi rimane soltanto l'ingombro planovolumetrico avendo il manufatto subito pesanti lavori di ristrutturazione, per essere adibito a casa di riposo per anziani. L'edificio, costruito nel 1604, dopo essere stato danneggiato dal terremoto del 1783, nel 1834 fu restaurato; adibito a convento, essendo stato soppresso l'ordine nel 1798, fu nel 1806 quartiere dell'artiglieria, nel 1834 ospedale e poi casa di riposo 
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centro storico a terrazzo 
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Sotto i locresi Hipponion conobbe un periodo di splendore, il centro crebbe presto in potenza e si ribellò, sconfiggendo, dapprima la stessa Locri (422 a.C.) e poi Siracusa (389 a.C.). Nel IV secolo a.C. Dionisio il Vecchio, per punire Hipponion l’assalì e la distrusse, disperdendo i superstiti. La città, precedentemente distrutta da Dionisio nel 388 a.C., venne ricostruita dai Cartaginesi. Hipponion, risorse, passando di volta in volta sotto l’influenza dei Bruzi, o dei Greci, fino a che, nel 192 i Romani vi dedussero una colonia. La città fu chiamata Vibo-Vibona Valentia. Vennero ricostruite le Mura durante la guerra tra Cesare e Pompeo (48 a.C.).Nel corso del I secolo a.C. il centro divenne municipium, usufruendo di forme di autonomia e assumendo un ruolo centrale nel sistema di comunicazione tra Roma e la Sicilia. Furono edificati numerosi edifici pubblici e privati. Il centro divenne un luogo di grande valore strategico per il controllo di tutta la Calabria e, nonostante i Saraceni l’assalirono e devastarono due volte, nell’850 e nel 938, risorse sempre. Al momento della conquista normanna il centro abitato doveva avere dimensioni tanto ridotte da spingere Ruggero ad un suo rilancio invogliando la gente ad abitarvi grazie anche ad una struttura difensiva che mettesse al riparo da nuovi attacchi. Ruggero il Normanno fece costruita una torre merlata (1093) ma trasferì la sede vescovile nella vicina Mileto, da lui eletta capitale della Contea. Federico II Svevo ordinò al "secreto" di Calabria, Matteo Marcofaba di ricostruire, sopra gli avanzi della distrutta Vibona, un paese su nuove basi a cui venne dato il nome di Monteleone; inoltre lo cinse con mura e aggiunse baluardi alla torre Normanna, fatta costruire da Ruggero il normanno nel 1093. In questo periodo venne realizzata, sul colle, la prima fase del castello che per errore veniva attribuita al periodo Normanno. Intorno al Castello si sviluppò un nuovo borgo detto “Borgo Nuovo” e Vibo divenne un centro abitato fortificato. Gli Angioini nel 1289 rafforzarono la cinta muraria medievale della città e il Castello con la costruzione di altre torri; il castello, ampliato, assunse più o meno un aspetto simile a quell'odierno. Fu edificata la porta dell'antica cinta urbica, conosciuta come Arco di Marzano e fu costruito il convento dei Frati Minori Francescani. Essendo Vibo divenuto nel Quattrocento un centro fiorente era ambito da molti feudatari e fra il periodo Angioino e quello Aragonese, divenne Feudo dei Caracciolo (1449). Nel 1508 divenne Governatore della città di Monteleone Ettore Pignatelli che detenne il potere fino all’eversione della feudalità (1806). Il castello fu rimaneggiato dai Pignatelli tra il XVI-XVII sec., perdendo quasi del tutto la funzione militare e assumendo invece quella di abitazione nobiliare; nel 1508 i Pignatelli costruirono due porte di accesso alla città, quella a sud e quella a ovest. Tra il XVII e il XVIII sec. Monteleone divenne un importante centro di cultura in cui si ebbero numerosissimi interventi di costruzione edilizia. Fu costruito Palazzo Gagliardi (foresteria), il Convento delle Clarisse, quello dei Padri minori Osservanti e quello dei Padri Francescani Riformati, dei Padri Carmelitani e quello dei Cappuccini. Durante la dominazione borbonica (dal 1734 al 1860) il centro conobbe un periodo di immobilismo a cui sia aggiunsero terremoti rovinosi (1638,1659,1783) e le conseguenti pestilenze. I primi due sismi danneggiarono la chiesa di S. Maria Maggiore mentre quello del 1783 causò molte vittime e numerosi edifici furono danneggiati: il convento e la chiesa dei P.P. Domenicani; il Castello, che venne abbandonato dai Duchi; il convento e la chiesa dei P.P. Carmelitani, resi inabitabili; la cupola di S. Maria Maggiore in seguito demolita; il campanile di San Michele; la chiesa e il convento dei Frati minori o Paolotti. Il sisma distrusse l’ospedale dei Pellegrini e la chiesa dello Spirito Santo. Nel 1805 si ebbe la demolizione del secondo piano del castello da parte del Genio Civile, in quanto pericolante, a causa dei danni riportati dopo il terremoto del 1783; il Genio tra il 1858 e il ’59 realizzò il restauro dell’edificio. Durante l’occupazione francese con il decreto napoleonico, nel 1806, si ebbe l’abolizione del feudalesimo. Monteleone, sotto il regno di Gioacchino Murat divenne la capitale della Calabria Ulteriore fino al 1816. In seguito al terribile terremoto del 1905 a Vibo i danni maggiori si ebbero lungo la via Forgiari. A causa del sisma il campanile di S. Michele, gravemente lesionato, venne restaurato ma rimase senza la cuspide. In seguito ai danni riportati da Vibo dopo il sisma del 1908, in base al Piano Regolatore del 1935 il territorio a valle della Città antica venne suddiviso in maglie regolari e vennero, all’interno di esse, identificate aree con diverse destinazioni. A metà del XX secolo il centro si è espanso notevolmente rispetto al secolo precedente, in cui la città coincideva con quello che oggi è considerato il nucleo più antico. Nel 1954 l’ampliamento era localizzato quasi esclusivamente nella zona occidentale del vecchio nucleo, dopo tale data invece la città si è estesa anche a nord, in direzione dello svincolo autostradale e su terreni pianeggianti 
Bellezza panoramica: Castello Normanno Svevo. Nella Villa comunale Regina Margherita e Villa Gagliardi presentano un area verde. Percorso matrice: Corso Umberto I, corso Vittorio Emanuele III. Le più interessanti tracce del passato si concentrano nella parte alta del centro dove si trova il nucleo antico di Vibo. In prossimità del castello sorge Borgonovo, caratteristico quartiere federiciano con vie strette e ripide e scalinate. Esso nonostante la struttura edilizia interamente posteriore, conserva notevolissimi valori ambientali, alcuni edifici di interesse storico e artistico del 1700-1800, vestigia di epoche più antiche, zone verdi e ampie vedute che nell'insieme indicano una spiccata vocazione urbanistica per la localizzazione di funzioni a carattere socio-culturale e turistiche. Castello normanno-svevo, massiccio maniero dotato di cinta muraria con torri e porte d’accesso. Il maniero, dotato di torrioni cilindrici, conserva ancora uno sperone triangolare che serviva da collegamento con la cinta muraria. Fu edificato in più fasi. All’inizio e Ruggero il Normanno fece costruire una torre, gli Svevi continuarono l’opera di fortificazione e sotto la dominazione angioina fu costruito lo sperone triangolare con porta d’accesso. Altri lavori furono eseguiti in età aragonese e nel XVI secolo sotto i Pignatelli, che dovettero abbandonare il castello in gran parte crollato nel 1783.Nel periodo borbonico il castello fu usato come carcere per essere poi abbandonato definitivamente sul finire del 1800. Palazzo Gagliardi, ex foresteria, il palazzo che è tra i più vasti edifici privati di Vibo Valentia, pare sia stato voluto dal Gagliardi, come dipendenza, destinata esclusivamente alla rappresentanza ed agli illustri ospiti, del più piccolo palazzetto residenziale della famiglia, posto dirimpetto. L'edificio costruito nel XVIII-XIX sec. ad opera di Giovan Battista Vinci nel 1870 fu completamente restaurato e nel 1912 fu rifatta la facciata in mattoncini ed aggetti di balconi e balaustre. Dapprima palazzo di rappresentanza, fu poi istituto magistrale, tra il 1946-50 venne occupato dalle famiglie più povere, 1967 venne acquistato dal comune, nel '69 il secondo piano diventò sede del museo archeologico, residenza, biblioteca Gagliardi, sanità, commercio, magazzini e in parte non utilizzato. Nel 2006 è stato restaurato; l’edificio è stato acquistato dall’Amministrazione provinciale come sede di rappresentanza (centro mostre e sede espositiva artistica). Ex Municipio, palazzo a corte largo, risalente al XVIII secolo, a cui in tempi imprecisati sono stati aggiunti dei vani nell'ampio cortile interno. Il prospetto principale è caratterizzato dal grande portale in granito in asse al quale, al secondo piano, vi e il balcone d'onore con ampia mensola in granito. Castello Normanno-Svevo: Il castello, che sorge dov'era ubicata probabilmente l'Acropoli di Hipponion, risale al XI-XIII sec. Nel 1093 vene eretta una torre di forma esagonale e nel 1233/37 gli Svevi aggiungono altri baluardi alla torre normanna. Il castello venne ampliato da Carlo d'Angiò nel 1289 quando assunse più o meno un aspetto simile a quell'odierno. Sotto infatti gli Angioini vengono costruite altre torri e lo sperone triangolare. Fu rafforzato dagli Aragonesi nel XV secolo ed infine rimaneggiato dai Pignatelli tra il XVI-XVII sec, perdendo quasi del tutto la funzione militare e assumendo invece quella di abitazione nobiliare; nel 1508 i Pignatelli costruiscono due porte, quella a sud e quella a ovest. E’ del 1805 la demolizione del secondo piano da parte del Genio, in quanto pericolante, a causa dei danni riportati dopo il terremoto del 1783; il Genio tra il 1858 e il ’59 provvide al restauro dell’edificio. Il castello presenta oggi una serie di corpi edilizi articolati attorno ad una grande corte centrale; il fronte sulla città, ad ovest presenta delle torri cilindriche; al centro delle due torri settentrionali si apre un ingresso con una rampa e un ballatoio semicircolare. Il portale è sormontato dallo stemma nobiliare dei Pignatelli. Lo sperone nord-ovest è realizzato con conci lapidei provenienti dalle mura greche. L’interno, restaurato, presenta ampie sale con diverse coperture. Dopo i lavori di restauro compiuti negli anni ’70 il castello è destinato ad ospitare il Museo archeologico statale “Vito Capialbi”, ricco di reperti archeologici italiani, greci e romani; ceramiche medioevali ed oggetti rinascimentali. Porte urbiche: Arco di Marzano, la porta dell'antica cinta urbica fu edificata nel 1289 e riparata in periodo aragonese; Porta Conte d'Apice, della torre cilindrica, detta Conte d'Apice, di cui oggi rimane solo la porta dell'antica cinta urbica. La torre fu edificata nel 1289 e riparata in periodo aragonese. Convento dei Cappuccini, costruito nel 1631 subì danni per il sisma del 1783 ma solo nel XIX sec. sarà restaurato ed ampliato. Oggi, dopo una serie di interventi poco pertinenti, si presenta completamente intonacato e con finestre prive di modanature. Ex Convento dei Padri Domenicani, fondato nel 1455 ed ampliato dal Pignatelli nel 1543, subì dei danni in seguito al sisma del 1783. Nel XIX secolo fu adibito ad ospedale militare e poi orfanotrofio; ospita oggi un istituto scolastico, varie associazioni ed il Museo d'Arte sacra. Nell'edificio sono esposte opere provenienti dal Duomo, da varie chiese della città e da collezioni private, tra cui arredi religiosi, reliquiari, crocifissi in avorio e legno e numerosi dipinti (XVI-XIX sec.). L’ex Chiesa dei Domenicani, fondata nel 1455 subì gravi danni in seguito al sisma del 1783. Nel 1810 venne chiusa la culto e successivamente adibita a laboratorio per un istituto tecnico-statale. Completamente restaurata nel 1975 fu adibita a salone per conferenze. L'Ex Chiesa dello Spirito Santo, costruita nel 1579, nella chiesa fu demolito, nel 1769, l'arco maggiore del Sancta Sanctorum, per collocarvi il seggio vescovile. Nel 1835 l'edificio cultuale venne restaurato ed inserito il portale in granito appartenente alla chiesa dei Domenicani; di nuovo restaurata nel 1912, verrà chiusa al culto nel 1946. Nel 1632 l’edificio fu sede parrocchiale, poi sedile dei sindaci, sede pubblica. Ex Collegio dello Spirito Santo, l'edificio, sorto accanto alla chiesa dello Spirito Santo, occupa con essa un intero isolato e si sviluppa attorno ad una corte centrale. Costruito nel 1579 e nel 1835 fu restaurato e rimodernato a cura di Don Luigi Gagliardi mentre il restauro complessivo più recente risale al 1987-88. Adibito dapprima ad orfanotrofio femminile, fu poi ricovero Donne Pericolanti e Pentite, casa di riposo e orfanotrofio, casa di riposo per anziani, scuola. Dell'ex chiesa di Santa Chiara rimane solo l'impianto tipologico, essendo stata, nel corso dei secoli, più volte manomessa. La fondazione della chiesa conventuale risale al 1594; nel tempo non fu usata più per il culto ma divenne dapprima scuola, poi sala giochi, sala giochi e sala per la riunione ragazzi- L'ex Monastero di Santa Chiara si articola attorno ad una corte centrale ed ha una conformazione planimetrica eterogenea, forse dovuta al riuso di preesistenti strutture. Il convento fu fondato nel 1594, e subì massicci interventi di ristrutturazione durante il Ventennio fascista. Il monastero, divenne poi scuola, poi sede di uffici. Il convento delle Clarisse di S. Croce, attiguo alla chiesa, è costituito da un corpo di fabbrica ad L, attorno ad un vano aperto, oggi pubblico. Costruito come l’omonima chiesa nel 1612 fu anch'esso danneggiato dal terremoto del 1783. Nel 1796 avvenne la fusione di S. Chiara e S. Croce sotto il titolo di S. Francesco delle Monache. L'ex Convento dei Padri Minori Osservanti si sviluppa attorno ad un grande cortile interno porticato e i prospetti, pur se fortemente alterati nel corso degli anni, presentano ancor oggi una serialità intrinseca al tipo e sono segnati quasi esclusivamente dal doppio ordine di finestre. Edificato nel 1521 fu successivamente ampliato ; in origine aveva un peristilio con colonne di granito e cisterna nel mezzo. Nel 1808 il convento divenne un quartiere dell'artiglieria, poi caserma Morelli, ed infine adibito a all’istruzione. L'ex Convento dei Padri Carmelitani edificato alla periferia della città nel XVI sec, oggi rimane soltanto l'ingombro planovolumetrico avendo il manufatto subito pesanti lavori di ristrutturazione, per essere adibito a casa di riposo per anziani. L'edificio, costruito nel 1604, dopo essere stato danneggiato dal terremoto del 1783, nel 1834 fu restaurato; adibito a convento, essendo stato soppresso l'ordine nel 1798, fu nel 1806 quartiere dell'artiglieria, nel 1834 ospedale e poi casa di riposo 
Vibo Valentia Monteleone (denominazione storica, XIII secolo) Monteleone di Calabria (denominazione storica, XIII secolo) Vibona (denominazione storica, II-III secolo) Vibo-Vibona Valentia (denominazione storica, III secolo a.C.) Veipunium (denominazione storica, III secolo a.C.) Veipona (denominazione storica, III secolo a.C.) Hipponion (denominazione storica, VI secolo a.C.) Veip (denominazione storica, periodo pre-ellenico) Veipona (denominazione storica, periodo pre-ellenico) 

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