Catalogue Record n: 1000076346
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Catalogue Record n: 1000076346
Scheda catalografica n: 1000076346
ita
1000076346
2022-09-09 03:13:44.342516
ICCD3375496
Ancora l'analisi dei motivi ornamentali e delle grottesche che, almeno per quel che concerne il piano terra e lo scalone della Villa, quasi costitui scono il soggetto stesso, portante e prevalente, della decorazione, conduc e ad un ulteriore e proficuo confronto, questa volta in ambito fiorentino: quello con la disinvoltura formale di Bernardino Barbatelli che introduce nella tradizione decorativa vasariana "garbate innovazioni iconografiche e spiritose varianti" (così in: Acidini Luchinat, 1982, p.187), alcune del le quali -le "sfingi dal collo smisuratamente lungo e dai seni enormi" ed altri ibridi mostruosi- ricorrono con esplicita corrispondenza nei dipinti della Villa. Già il Canuti, nella breve biografia del Savini (in: Canuti, 1926, p.275), lo accostava al Poccetti ricoscendo comuni caratteri stilist ici: in realtà, ci sembra si possano stabilire ben precise analogie lingui stiche -ribadite dalla coincidenza cronologica- tra gli affreschi corgnesc hi e le decorazioni realizzate dal Poccetti in Palazzo Capponi a Firenze i ntorno al 1585. In entrambi i casi, le estrose invenzioni umoristiche den unciano rapporti con un gusto narrativo nordico e con le interpretazioni a lquanto stravolte e spinte tipiche dei maestri fiamminghi, presenti in Ita lia ed attivi nel secondo Cinquecento, come Bernard van Rantwic impegnato a Siena intorno al 1575 ed accostato proprio al Barbatelli (Acidini Luchin at, 1982, p.188). Va ancora rilevato, a proposito dei dipinti che accolgono all'ingresso del la Villa ed accompagnano fino al grande salone del piano nobile, attravers o un vivace susseguirsi di figure fantastiche, motivi vegetali e floreali disseminati di figure allegoriche, episodi mitologici e piccoli paesaggi, che i numerosi interventi di ridipintura e ripresa subiti nel tempo ne han no certamente modificato la fruizione originaria. Risulta soprattutto alte rato il rapporto fondo-figure: esse appaiono oggi come ritagliate e contor nate e, talvolta appesantite da eccessivi ritocchi, spiccano sulla campitu ra candida e solidificata, conformemente al gusto purista ottocentesco cui si deve forse uno dei più incisivi restauri. Questo è particolarmente evi denziato dal confronto con analoghe figurazioni del Savini presenti nel pa lazzo di Città della Pieve, le quali conservano invece -ed ancor più dopo il recente restauro- il fondo originale, chiaro e cangiante, ricco di tras parenze e di sfumature, che dà tono ed equilibrio all'insieme. Rispetto ad esse, si avverte qui uno strano effetto di "decoupage", accentuato dal ra fforzamento dei bordi e delle cornici delle singole inquadrature, da quel nero grafico che, in alcune sale del pianterreno, squilibra l'effetto gen erale delle luminescenti cromie e del ritmo continuo della decorazione. Un flusso continuo e dinamico di immagini che riassorbe e diluisce ogni cont enuto ideale: sia l'intento allegorico-didattico manifestato probabilmente dalla volontà del committente cardinale, sia l'intenzione encomiastico-ce lebrativa inserita da coloro che, come forse Marco Antonio Bonciario e Ces are Caporali -i letterati più vicini alla famiglia Della Corgna- contribui rono al programma iconografico. Sia, infine, il senso forte e suggestivo d el luogo