Braciere, per la cottura delle castagne, STRUMENTI E ACCESSORI

https://w3id.org/arco/resource/DemoEthnoAnthropologicalHeritage/0500714256-1 an entity of type: CulturalPropertyComponent

Braciere, per la cottura delle castagne, bene complesso/ insieme
Braciere, per la cottura delle castagne, STRUMENTI E ACCESSORI 
Braciere, per la cottura delle castagne, STRUMENTI E ACCESSORI 
Braciere (per la cottura delle castagne, bene complesso/ insieme) 
Braciere composto da un profondo recipiente per le braci con manici orizzontali, fondo forato e griglia scanalata removibile, sormontato da una pentola piatta con manici per la cottura e un coperchio con manici rivestiti. Il braciere presenta sul fianco un ulteriore manico in posizione verticale che si incastra appositamente in una scanalatura nel legno della cassa del carretto che lo contiene in modo da tenere il braciere in posizione ben ferma. I restanti altri due manici del braciere sono fissati ad appositi ganci laterali presenti nella parte superiore della cassa in legno del carretto 
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braciere per la cottura delle castagne 
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L’oggetto fa parte di una piccola raccolta della famiglia di gelatieri De Pellegrin-Fontanella originari di due frazioni della Val di Zoldo: Fornesighe e Astragal. Gli oggetti sono stati usati da familiari e amici che condividevano lo stesso lavoro. Sono stati utilizzati principalmente da Camillo De Pellegrin, nel corso della sua doppia attività di gelatiere e di venditore ambulante di caldarroste dette #scòti# e da un suo amico, di cui si ricorda il cognome, Giacomel, che lavorava anche lui a Monza. Nello specifico il bene inventariato è un braciere per la cottura delle castagne che si trovava all’interno di un carretto per la vendita ambulante delle caldarroste (detti #scòti#). Per la sicurezza e la necessità di mantenere ben fermo il braciere, quest’ultimo era ancorato ai lati del carretto con due appositi ganci. Inoltre un manico sul fianco veniva incastrato in una scanalatura nel legno della cassa del carretto. L’oggetto apparteneva a Camillo De Pellegrin ed era parte integrante della grande cassa di legno del carretto, quest’ultimo era utilizzato solo per il periodo invernale, depositandolo poi in un magazzino affittato con anche tutti gli accessori connessi. Per un periodo, il Sig. De Pellegrin nella città lombarda, vendeva anche gelati ma con un carretto diverso. Nello stesso deposito, suoi amici lasciavano i loro carretti e strumenti per la vendita del gelato. Camillo De Pellegrin era il suocero della Sig.ra Liliana Fontanella, ex gelatiera, che attualmente conserva e custodisce gli oggetti nella sua abitazione. Il motivo di tale raccolta è affettivo: sono oggetti che ricordano la storia sua famiglia, che permettono di parlare, di raccontare, anche a coloro che non sono parenti, la vita dei loro predecessori, di come si svolgeva il loro lavoro, delle vicissitudini attraversate, dell’orgoglio che provano nei loro confronti. Ma questi oggetti, in particolare quelli specificatamente legati all’attività di gelatiere, non sono solo un’intima patrimonializzazione e possono divenire una sorta di ancora per una memoria storica e culturale più ampia, che non è solo quella personale, ma che li accumuna e li fa sentire parte di un gruppo preciso, in cui si riconoscono: i gelatieri zoldani, cadorini, longaronesi, agordini, vittoriesi, trevigiani… (spesso sintetizzati nei racconti di vita come “le terre dei gelatieri”. Una continuità con una comunità che ha condiviso, e tutt’ora condivide, pratiche, tecniche, consuetudini, comportamenti, in cui i membri hanno spesso attraversato le medesime scelte (come quella di educare i figli in Italia separandosi da loro per un periodo dell’anno o quella di dover chiudere un’attività ben avviata per cause di forza maggiore e avere la tenacia di ricominciare da zero e ripartire…). Le testimonianze raccolte sul campo riportano che Camillo De Pellegrin, nato nel 1908, era a Monza negli anni Quaranta vendendo castagne in inverno e gelati d’estate con il carretto. Poi la famiglia si spostò in Germania, dove si produceva solo gelato. I racconti familiari però rivelano che Camillo era rimasto molto legato alla città di Monza e al lavoro di venditore di caldarroste. Quindi ogni inverno ritornato dalla Germania, invece che rimanere in Zoldo, ripartiva per Monza: fino al 1988 svolgeva ancora la doppia attività. Esiste una fotografia degli anni Settanta che lo ritrae proprio con lo stesso carretto di colore verde a Monza. Suo figlio, Ugo, si sposa con la compaesana Liliana Fontanella, anch’essa proveniente da una famiglia di gelatieri con l’attività nella città di Luneburgo vicino ad Amburgo. Liliana e Ugo, appena sposati, lavorarono per un periodo iniziale nella gelateria della famiglia del marito a Düsseldorf. Rileveranno poi la gelateria della famiglia della moglie nel 1982 circa fino al loro ritiro nel 2006. I figli della coppia, raggiunta l’età scolare, hanno frequentato le scuole in Italia accuditi dai nonni che nel frattempo erano in pensione. I l figli li raggiungevano i genitori ogni estate collaborando con piccoli lavori compatibili con la loro età e in seguito hanno deciso di proseguire con l’attività. La separazione per diversi mesi dai figli, anche molto piccoli, è uno dei temi più delicati e difficili dell’esperienza di essere gelatieri stagionali all’estero. Le ultime generazioni infatti hanno iniziato a porsi in modo più critico verso questo aspetto e a fare scelte diverse, soluzioni che le generazioni precedenti non avevano mai preso in considerazione, seguendo la strada già segnata dai predecessori, la consuetudine attestata. La figlia Daniela, insieme al marito che aveva già una gelateria in Baviera, è rimasta in Germania fino all’età scolare della figlia per poi rientrare in Italia; il figlio Mauro, gelatiere con la moglie a Ratisbona, resta tutto l’anno in Germania chiudendo l’attività solo per pochi mesi. Mauro, ogni volta che riesce a rientrare in Italia, si stabilisce a Fornesighe, il luogo di origine del padre e del nonno, un luogo, riferisce Liliana, al quale è profondamente legato. I dati di campo sono stati raccolti da Claudia Cottica durante la ricerca etnografica condotta nel 2020-2021 per il Comune di Val di Zoldo-Progetto Museo del Gelato e dei Gelatieri 
Braciere composto da un profondo recipiente per le braci con manici orizzontali, fondo forato e griglia scanalata removibile, sormontato da una pentola piatta con manici per la cottura e un coperchio con manici rivestiti. Il braciere presenta sul fianco un ulteriore manico in posizione verticale che si incastra appositamente in una scanalatura nel legno della cassa del carretto che lo contiene in modo da tenere il braciere in posizione ben ferma. I restanti altri due manici del braciere sono fissati ad appositi ganci laterali presenti nella parte superiore della cassa in legno del carretto 
Belluno (BL) 
proprietà privata 
Braciere 
metallo/ ferro 
tecniche varie 

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