Pianolina a cilindro, STRUMENTI E ACCESSORI/ MUSICALI by Vicente Llinnares Faventia (laboratorio)

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Pianolina a cilindro, bene complesso/ insieme
Pianolina a cilindro, STRUMENTI E ACCESSORI/ MUSICALI di Vicente Llinnares Faventia (laboratorio) 
Pianolina a cilindro, STRUMENTI E ACCESSORI/ MUSICALI by Vicente Llinnares Faventia (laboratorio) 
Pianolina a cilindro (bene complesso/ insieme) 
Pianolina con cilindro chiodato mosso da manovella manuale. Lo strumento richiama, in miniatura, le caratteristiche di un piano a cilindro. Il mobile in legno ha una colorazione rossa e venature nere con alcuni punti di rifiniture in giallo acceso. Apribile in più punti per la manutenzione e il controllo del corretto funzionamento. Sulla parte frontale è presente l’etichetta del costruttore e la manovella per azionare il rullo. Aperto, lo strumento presenta tutti gli elementi fondamentali per il funzionamento: cilindro chiodato con marchio del produttore, vite senza fine, ruota dentata, martelletti, corde, cassa armonica e l’arricchimento dello spettro timbrico con l’inserimento di nacchere e triangolo. Sulla cassa armonica sono stampati il nome della ditta, il luogo e altri elementi legati alla produzione. Ai lati la pianolina presenta due manici per lo spostamento, non integri, e sul lato sinistro la leva per la selezione delle sonate. Presente anche l’indicatore con i numeri progressivi dei brani musicati sul cilindro e un cartellino coperto da plastica con i titoli dei brani e di nuovo il nome del costruttore. Un pannello rettangolare frontale è removibile e presenta un’apertura coperta da un tessuto con segni di usura color crema con ricami. La pianolina è collocata sopra ad un carretto in legno, di dimensioni in scala con lo strumento, dipinto di verde con decoro lineare giallo mentre le ruote sono di colore rosso e decoro lineare in giallo. Le stanghe presentano all’estremità un rivestimento in pelle borchiata 
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Pianolina a cilindro 
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Prime analisi sembrano evidenziare in Spagna, alla metà del 1950, da parte di alcuni produttori di piani a cilindro, come la ditta Vicente Llinnares Faventia di Barcellona, la produzione di una serie di piani in miniatura, facilmente trasportabili, ma dotati di alcuni accessori in scala (carretto, asinello e pupazzo che richiama il suonatore) probabilmente utilizzati come divertimento o gioco per bambini e adulti. Per un miglior inquadramento del bene è opportuno richiamare alcuni dati storici sul piano a cilindro. Dai primi decenni dell’Ottocento fino a circa gli anni Trenta, lo strumento meccanico denominato piano a cilindro ha contribuito in maniera molto importante alla divulgazione della musica nei luoghi pubblici più diversi. Ripercorrendo alcune tappe fondamentali del suo sviluppo le fonti scritte sottolineano che, verso la fine del 1400, viene inventato il cosiddetto cilindro chiodato per gli strumenti musicali. L’uso del cilindro chiodato, altre volte chiamato spinato, vide un exploit di utilizzi durante il periodo dell’Illuminismo applicato ad orologi, strumenti musicali, carillon, etc... Alcune fonti attribuisco al modenese Giovanni Barbieri, nel XVIII secolo, l’invenzione di un piccolo organo a cilindro portatile, il quale, forse proprio per il nome del suo inventore, è noto in alcune regioni italiane come organo o organetto di Barberia. Nel 1820 le fonti attestano anche l’inizio dell’uso, da parte di una ditta inglese Collard & Clementi, del cilindro chiodato all’interno di un pianoforte in sostituzione della tastiera. Il cilindro contiene la codifica della melodia quindi, applicandolo al pianoforte, il meccanismo di produzione del suono è quindi possibile grazie ad una serie di puntine metalliche (chiodini) dove a ogni chiodo corrisponde una nota: girando il cilindro i chiodi sollecitano i martelletti che percuotono le corde generando il suono stabilito in partenza ovvero quando la musica è stata marcata, ad opera di un professionista del settore, sul cilindro. Un cilindro o rullo, poteva essere rimusicato più volte. Alcuni artigiani diventarono molto famosi per i loro arrangiamenti musicali come, ad esempio, Emilio De Vecchi di Verona. Questi professionisti ricevevano molte commesse per rimusicare i piani. Mediamente un piano a cilindro poteva contenere sul rullo una decina di sonate. Per cambiare brano musicale vi era un perno poi sostituito, intorno al 1870, da una leva che comandava un meccanismo di trasmissione che veniva chiamato lumaca, questo permetteva lo spostamento, in uno spazio di pochi millimetri, del cilindro e consentiva una scelta del brano più rapida attraverso l’indicazione di un numero. In Italia la costruzione dei piani a cilindro, nata a metà Ottocento ad opera di laboratori e ditte artigianali d’eccellenza e all’inizio localizzate nella zona del Novarese, si diffuse rapidamente in tutto il Paese e in altre nazioni come, ad esempio, la Spagna e la Francia. I piani a cilindro in Spagna erano prodotti da diversi laboratori artigianali, tra i quali, Antonio Martin e Antonio Apruzzese a Madrid, Faventia o Luis Casali a Barcellona. Agli inizi si costruivano principalmente piani a sedia che richiamavano le caratteristiche dei piani a coda e venivano trasportati a tracolla da suonatori ambulanti e potevano essere appoggiati a un supporto. Questi strumenti divennero velocemente molto popolari tanto da venire identificati con nomi diversi, a seconda dell’area geografica: “pianini”, “organetti di barberia”, “pianole”, “viola”, etc… Si iniziò successivamente a produrre anche piani a cilindro verticali. Le pianole o organetti, i piani a cilindro trasportati da suonatori ambulanti a tracolla, a spalla, o su un carro spinti a mano o con l’ausilio della forza animale, diventarono lo strumento predestinato a diffondere per le vie, strade, cortili e piazze le melodie in voga all’epoca chiedendo in cambio una moneta. Non si trovavano solo in città viaggiavano anche per le campagne e i paesi, dove il loro arrivo era considerato una felice sorpresa e un’occasione per improvvisare una festa, socializzare e concedersi un po’ di distrazione dal duro lavoro nei campi. La musica meccanica itinerante diventava anche uno spettacolo nello spettacolo nei contesti di fiera, sagre e parchi divertimento. Non era raro trovare questi strumenti vicino alle giostre, fuori i padiglioni, usati per creare l’atmosfera durante un film muto o uno spettacolo di teatro di figura (ad esempio le marionette o i Pupi), o intenti a rallegrare il pubblico a fianco di un venditore di croccante o frittelle. Potevano essere anche presenti in contesti non all’aperto: nelle sale da ballo, nelle osterie o altri locali pubblici, nelle case private. Alcuni strumenti, se posizionati nei locali pubblici o nelle sale da ballo, potevano anche funzionare a moneta, questa pratica era antesignana dei juke-box. Nei primi anni del Novecento i piani a cilindro diventavano sempre più complessi e venivano arricchiti con l’aggiunta di campanelli, nacchere, mandolini, etc… Si evidenzia che negli anni Venti la produzione raggiunse la sua massima espansione ma da lì in poi iniziò un rapido e inesorabile declino tanto che già solo un decennio dopo, molte ditte produttrici erano entrate in crisi ed avevano dovuto chiudere l’attività. Sul mercato infatti era iniziata da un po’ di tempo la concorrenza da parte di altre modalità di produzione e di fruizione della musica che però, in quel preciso periodo storico, presero velocemente il totale sopravvento: il fonografo, ad esempio, ma soprattutto il grammofono e la radio 
L’oggetto catalogato è parte dell’esposizione permanente del Museo Storico della Giostra e dello Spettacolo Popolare di Bergantino ed è stato donato da Paolo Vampa nel 2021. Il possessore, al momento della donazione, aveva riferito al personale del Museo che la pianolina spagnola era stata donata alla famiglia dell’On. Guido Gonella (il padre di sua moglie) e che era un gioco per bambini. Nel Museo era già presente una pianolina Faventia ma senza carretto o altri accessori, l’arrivo della seconda pianolina con il carretto ha quindi aperto la strada ad alcune riflessioni riprese durante il rilevamento. Le ridotte dimensioni la renderebbero anche compatibile con una fruizione itinerante appoggiandola ad un supporto, ma una iniziale ricerca sul web ha evidenziato che questa particolare tipologia di pianoline all’estero (paesi di lingua anglosassone) è nota come Hurdy Gurdy, Faventia Barrel Piano o Faventia Organ. La pianolina richiama in miniatura e in ogni dettaglio un normale piano a cilindro portato nelle piazze e nelle fiere dai suonatori ambulanti. Trasporto possibile grazie a un carretto spinto a mano o dalla forza animale. Sembra infatti che la pianolina spagnola fosse anche dotata di un carretto di piccole dimensioni con cui trasportarla e che addirittura vi fossero due pupazzi in scala: un suonatore e un asinello. La ricerca infatti ha individuato alcune pianoline, prodotte da Faventia, complete di questi accessori, vendute all’asta e considerate molto rare proprio perché, nella maggior parte dei casi, carretto, asinello e suonatore andavano facilmente dispersi o deteriorati. Il contesto d’uso quindi si rivela potenzialmente interessante, ma ancora non sufficientemente esplorato: la pianolina era un gioco, un divertimento per bambini e adulti in contesti privati, una possibilità di avvicinamento e di conoscenza della musica, un oggetto che ricordava e richiamava alla mente un periodo in cui i piani a cilindro nelle strade erano la normalità e la conoscenza e la diffusione della musica era possibile grazie alle loro peregrinazioni. Un video presente on line intitolato “1978 Antonio Apruzzese Ultimo Organillero” documenta la vita di Antonio Apruzzese, organaro e compositore vissuto a Madrid, figlio di Luigi Apruzzese, liutaio di Caserta, emigrato nella capitale spagnola (sembra che si debba proprio a lui l’introduzione del piano a cilindro in Spagna nel 1890). Antonio lavorò con il padre dal 1915. In questo breve filmato si vede l’organaro, ormai anziano, nel suo laboratorio di Madrid e tra le varie diverse tipologie di organi prodotti si vede un piano in miniatura con carretto e asinello 
Pianolina con cilindro chiodato mosso da manovella manuale. Lo strumento richiama, in miniatura, le caratteristiche di un piano a cilindro. Il mobile in legno ha una colorazione rossa e venature nere con alcuni punti di rifiniture in giallo acceso. Apribile in più punti per la manutenzione e il controllo del corretto funzionamento. Sulla parte frontale è presente l’etichetta del costruttore e la manovella per azionare il rullo. Aperto, lo strumento presenta tutti gli elementi fondamentali per il funzionamento: cilindro chiodato con marchio del produttore, vite senza fine, ruota dentata, martelletti, corde, cassa armonica e l’arricchimento dello spettro timbrico con l’inserimento di nacchere e triangolo. Sulla cassa armonica sono stampati il nome della ditta, il luogo e altri elementi legati alla produzione. Ai lati la pianolina presenta due manici per lo spostamento, non integri, e sul lato sinistro la leva per la selezione delle sonate. Presente anche l’indicatore con i numeri progressivi dei brani musicati sul cilindro e un cartellino coperto da plastica con i titoli dei brani e di nuovo il nome del costruttore. Un pannello rettangolare frontale è removibile e presenta un’apertura coperta da un tessuto con segni di usura color crema con ricami. La pianolina è collocata sopra ad un carretto in legno, di dimensioni in scala con lo strumento, dipinto di verde con decoro lineare giallo mentre le ruote sono di colore rosso e decoro lineare in giallo. Le stanghe presentano all’estremità un rivestimento in pelle borchiata 
Bergantino (RO) 
proprietà Ente pubblico territoriale 
Pianolina a cilindro 
legno 
fibra animale/ seta 
tecniche varie 
legno/ faggio 

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