parte componente - mienzula (Carretto/ mensola, Tipo catanese o ibleo, MEZZI DI TRASPORTO/ A FORZA ANIMALE) - Produzione artigianale

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Carretto/ mensola, Tipo catanese o ibleo, parte componente, bene semplice/ parte residuale
parte componente - mienzula (Carretto/ mensola, Tipo catanese o ibleo, MEZZI DI TRASPORTO/ A FORZA ANIMALE) - Produzione artigianale 
parte componente - mienzula (Carretto/ mensola, Tipo catanese o ibleo, MEZZI DI TRASPORTO/ A FORZA ANIMALE) - Produzione artigianale 
ca 1901-ante 1950 
Blocco di legno dal bordo spesso cm. 5, relativo a una mensola di carretto di tipo ragusano; presenta una forma a "T" dai bordi sagomati; la superficie è interamente dipinta in giallo, mentre i bordi sono scolpiti a rilievo. Presenta ancora in situ, i bulloni di ancoraggio alla cassa d’asse. È mutila del tratto superiore, infatti, è visibile solo in parte, il foro per il passaggio del perno di incastro della ramaglia con l’angolo, la cosiddetta “squatra” 
mienzula (Carretto/ mensola, bene semplice/ parte residuale) 
268/4 
00383982 
19 
1900383982 
Alla realizzazione del carretto siciliano partecipano diversi artigiani, ciascuno col proprio mestiere. La prima fase è competenza del carradore, colui che costruisce il carretto e ne intaglia i fregi (u carruzzeri). Altro compito importante del carradore è la ferratura a fuoco della ruota, pratica particolarmente pittoresca. La seconda fase è affidata al fabbroferraio ('u firraru), che forgia le parti metalliche quali i cintuni, le estremità delle aste ("occhiali", cioè gli anelli che servono per attaccare il cavallo alle aste) e il pregiato arabesco della cascia di fusu. Lo scultore si occupa delle parti in legno, il fabbro di quella in ferro, il carradore mette insieme le due parti e il pittore (figurinista) dà un tocco di vivacità al tutto. I due pezzi di un carretto che testimoniano l’arte di uno scultore sono: “a chiavi” e “a cascia di fusu”; queste sono le parti più lavorate sia per quanto riguarda il legno, (chiavi e cascia di fusu ) sia per quanto riguarda il ferro (cascia di fusu). “A chiavi”, soprattutto, è quel pezzo di legno che permette allo scultore di sbizzarrirsi come meglio crede, senza crearsi problemi di solidità del pezzo in quanto ha uno scopo esclusivamente decorativo. Inizialmente presero il sopravvento le scene religiose, ma in seguito gli scultori s’ispirarono anche alla mitologia classica e a scene epico-cavalleresche. Il fonditore ('u ramaturi) prepara le boccole, 'i vìsciuli, che sono due scatole metalliche a forma di tronco di cono, che vanno incastrate nei mozzi delle ruote, realizzate con una lega speciale, composta da 78 parti di rame e 22 di stagno. Quando la costruzione del carretto è ultimata il lavoro passa al decoratore e al pittore, che vestono il carretto di colore e vivacità. Il primo decora con motivi geometrici le superfici della cassa e dei davanzali, il secondo procede prima alla "in doratura" cioè il carretto è trattato con due o tre mani di colore e poi dipinge le fiancate, rappresentanti le gesta cavalleresche, mitologiche, storiche o romanzesche che caratterizzano il carretto siciliano. In genere, le decorazioni dei carretti avevano una funzione scaramantica e apotropaica; le scene raffigurate erano considerate come dei portafortuna, in grado di allontanare la malasorte e garantire prosperità al proprietario e alla sua famiglia. La cassa è il punto mediano dell’elemento strutturale più importante in quanto esso idealmente rappresenta il baricentro del carretto; pertanto, la raffigurazione in esso scolpita, assolve a una funzione apotropaica per il punto in cui è collocata. Questo elemento che conteneva l’asse della ruota, nella parte centrale era scolpito con immagini che assumevano un valore simbolico. Esse potevano essere a carattere sacro o cavalleresco. Nella Sicilia occidentale, il “pizzo”, veniva scolpito con figure di natura religiosa (come S. Giorgio che uccide il drago, la sacra famiglia); mentre, nella Sicilia orientale, “‘a cascia” era generalmente scolpita con soggetti mitologici, cavallereschi e con frasi augurali o scaramantiche; a volte si trova scolpito il nome dell'artigiano e della città di origine 
48 A 98 21 1; 48 A 98 33 
83090/4 
Blocco di legno dal bordo spesso cm. 5, relativo a una mensola di carretto di tipo ragusano; presenta una forma a "T" dai bordi sagomati; la superficie è interamente dipinta in giallo, mentre i bordi sono scolpiti a rilievo. Presenta ancora in situ, i bulloni di ancoraggio alla cassa d’asse. È mutila del tratto superiore, infatti, è visibile solo in parte, il foro per il passaggio del perno di incastro della ramaglia con l’angolo, la cosiddetta “squatra” 
restauro, pulitura 
mienzula 
Palazzolo Acreide (SR) 
1900383982 
carretto/ mensola tipo catanese o ibleo 
proprietà Stato 
verniciatura 
pellicola pittorica/ ad olio 
taglio, scalpellatura, intaglio, levigatura, verniciatura 
legno/ noce 
Artigianale: da una tavola di noce stagionato, si ricavava un blocco lungo ca cm 35 per 22 e spesso ca 5 cm. Con successive operazioni di taglio e piallatura, si riduceva lo spessore a sezione trapezoidale con il lato superiore di ca cm 5 e quello inferiore di ca. cm 3,5; la superficie veniva sagomata schematicamente a forma di T, con i bordi scolpiti a rilievo che sporgevano di ca. 10 cm. Al centro della T veniva realizzato un incavo di dimensioni tali da consentire il perfetto incastro nel corrispondente incavo praticato nella cassa d'asse. Sul bordo superiore della mensola, nel tratto più esterno, si praticavano due fori simmetrici per l'alloggiamento dei bulloni che, mediante staffa e dado, collegavano le mensole alle aste del carretto; sullo stesso bordo superiore, nel tratto più interno, si praticavano altri due fori per l’alloggiamento dei bulloni che, mediante staffa e dado, collegavano mensola-cassa d'asse-asse 

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