morte di San Giuseppe (dipinto, opera isolata) - bottega piemontese (ultimo quarto sec. XVIII)

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dipinto, opera isolata morte di San Giuseppe
morte di San Giuseppe (dipinto, opera isolata) - bottega piemontese (ultimo quarto sec. XVIII) 
morte di San Giuseppe (dipinto, opera isolata) - bottega piemontese (ultimo quarto sec. XVIII) 
1775-1799 
Tela con lato superiore mistilineo e rattoppo evidente per adattamento alla cornice. Raffigura la morte di San Giuseppe: il santo è disteso sul letto con le mani incrociate sul petto, vicino sono Gesù, a sinistra, che indica la luce proveniente dall'alto e Maria, a destra, con un manto nero sulle spalle e le braccia allargate. Ai piedi del letto sono due angeli con un vaso tra le mani, a lato un ciotola e un altro vasetto. Un angelo si trova all'estrema sinsitra e angioletti e cherubini volteggiano nella parte superiore della tela 
dipinto (opera isolata) 
00175062 
01 
0100175062 
Il dipinto risulta essere stato adattato alla cornice in cui è inserito, come emerge da un'aggiunta nella parte superiore della tela. Databile stilisticamente all'ultimo quarto del Settecento non sembra riconoscibile come opera del pittore Giancarlo Aliberti (Canelli 1670-Asti 1727), come proposto da alcuni studiosi tra cui il De Canis nella sua "Corografia astigiana". Una datazione al 1693 non pare infatti plausibile in base ai dati stilistici e ai confronti con l'opera dell'artista. L'analisi di una serie di documenti da parte del Bobbio (dattiloscritto conservato presso la biblioteca civica di Canelli nel dossier sull'attività dell'Aliberti) ha permesso di formulare l'ipotesi della provenienza della tela dalla cappella di San Giuseppe presente nel convento di S. Agostino dove il 20 novembre 1693 viene assegnata ai fratelli Marco Francesco e Giovanni Carlo Aliberti la cappella citata (manoscritto conservato presso la parrocchia di San Tommaso). L'investitura viene formalizzata il 6 febbraio 1696 (documento presso l'Archivio di Stato di Asti, Tappe di insinuazione vol. 46) in un documento in cui si ricorda che gli Aliberti hanno già provvisto il quadro dell'altare. Nel 1801 tutti i beni mobili del convento, in seguito alla soppressione napoleonica, passano alla parrocchia di S. Tommaso e si ipotizza che anche il dipinto sia stato trasferito in tale sede, dove fu visto da De Canis (come riportato anche da R. Bordone in "Proposta per una lettura della corografia astigiana dell'avvocato G.S. De Canis", Asti 1977). Sebbene l'ipotesi sia interessante e documenti la presenza radicata degli Aliberti in Canelli, non sembra essere legata all'attuale tela con la morte di san Giuseppe presente in S. Tommaso. Va rilevato inoltre che in nessun documento relativo alla chiesa si ha notizia dell'opera e che anche il Vesme nella scheda dedicata a Giovanni Carlo Aliberti non accenna ad alcuna tela raffigurante la morte di san Giuseppe (A. Baudi di Vesme, Schede Vesme, vol. I, Torino 1963) 
73 E 81 
morte di San Giuseppe 
Tela con lato superiore mistilineo e rattoppo evidente per adattamento alla cornice. Raffigura la morte di San Giuseppe: il santo è disteso sul letto con le mani incrociate sul petto, vicino sono Gesù, a sinistra, che indica la luce proveniente dall'alto e Maria, a destra, con un manto nero sulle spalle e le braccia allargate. Ai piedi del letto sono due angeli con un vaso tra le mani, a lato un ciotola e un altro vasetto. Un angelo si trova all'estrema sinsitra e angioletti e cherubini volteggiano nella parte superiore della tela 
morte di San Giuseppe 
Canelli (AT) 
0100175062 
dipinto 
proprietà Ente religioso cattolico 
tela/ pittura a olio 
bibliografia specifica: Baudi di Vesme A - 1963 
bibliografia specifica: Bordone R - 1977 

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