guerriero in armatura recante uno scudo (pavese, opera isolata) - ambito boemo (ultimo quarto sec. XV)

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pavese, opera isolata guerriero in armatura recante uno scudo
guerriero in armatura recante uno scudo (pavese, opera isolata) - ambito boemo (ultimo quarto sec. XV) 
guerriero in armatura recante uno scudo (pavese, opera isolata) - ambito boemo (ultimo quarto sec. XV) 
ca 1480-ca 1480 
Pavese dalla caratteristica forma rettangolare arrotondata in alto, tutto ricoperto di lamina d'argento sulla quale è fissato il tessuto dipinto. Lungo i bordi corre un'iscrizione. Nella parte superiore vi è una raffigurazione, seguita in basso da due iscrizioni. L' interno è foderato di pelle, con un' impugnatura in alto a forma di T e un tondino di ferro per appendere il pavese 
pavese (opera isolata) 
1027  2070  F.1  2755  F.001  D.C. 770 
00217051 
01 
0100217051 
Il pavese è un vero scudo medievale utilizzato sui campi di battaglia del Tre e Quattrocento. Grazie ad un paletto che aderiva alla parte interna del saliente centrale, lo scudo poteva essere fissato a terra e consentiva di dare protezione, sul campo, ai balestrieri ed arcieri. Il pavese F.1 presenta un rivestimento di lamina d'argento (sulla quale è fissato il tessuto dipinto) che fa pensare ad un uso più celebrativo che militare del manufatto. Il guerriero raffigurato nella targa centrale presenta un'armatura gotica e tiene nella mano sinistra uno stendardo, nella destra lo scudo, su cui è raffigurato lo stemma della città sassone di Zwickau. L'esemplare di Torino è stato donato nel 1843 a Carlo Alberto dal principe Federico di Prussia (il documento relativo alla donazione è conservato nell'Archivio Storico dell'Armeria Reale, scatola 3, fascicolo 33). La scritta, "Signore Iddio mia speranza, per quanti altri possano esistere al mondo, (tutti?) passeranno tranne te", ispirata all'Antico Testamento, permette di inserire il pavese nell'ambito delle guerre di religione tra cattolici e hussiti terminate nel 1485, sicuro ante quem per la sua datazione. Dunque, lo scudo è stato realizzato in Boemia e successivamente venduto alla città di Zwickau che vi aggiunse lo stemma. Sotto la fascia orizzontale, a circa un terzo di altezza (che contiene la scritta tradotta in "Aiutami , mio Dio") è inscritta una "a" minuscola gotica. Lo studioso H. Nickel ritiene che questa lettera sia l'iniziale di Alberto d'Asburgo, V come duca d'Austria, II come re di Germania e di Boemia (1437), dunque farebbe risalire la fabbricazione del pavese ai due anni in cui fu re di Boemia. Tuttavia, l'analisi dello stile pittorico e l'analisi iconografica suggeriscono di collocarlo in un'epoca più tarda. Esistono altri esemplari di questo pavese in diversi musei del mondo, ossia nel Metropolitan Museum di New York e nella Tower of London. ||||Riferimenti bibliografici: A. Angelucci, Catalogo della Armeria Reale, illustrato con incisioni in legno, compilato dal maggiore Angelo Angelucci per carico del Ministero della Casa Reale, Torino 1890, pp. 199-200; F. Mazzini (a cura di), L'Armeria Reale di Torino, Busto Arsizio 1982, scheda n. 92, pp. 347-348; P. Venturoli (a cura di), L'Armeria Reale di Torino. Guida breve, Torino 2001, scheda n. 14, p. 72; F. Cervini, Le passeggiate del Re, in P. Venturoli (a cura di), La Galleria Beaumont. Percorso di visita, Torino 2005, pp.122-123 
45 B: 45 C 22: 46 A 12 2: 48 A 98 31 1 
guerriero in armatura recante uno scudo 
Pavese dalla caratteristica forma rettangolare arrotondata in alto, tutto ricoperto di lamina d'argento sulla quale è fissato il tessuto dipinto. Lungo i bordi corre un'iscrizione. Nella parte superiore vi è una raffigurazione, seguita in basso da due iscrizioni. L' interno è foderato di pelle, con un' impugnatura in alto a forma di T e un tondino di ferro per appendere il pavese 
guerriero in armatura recante uno scudo 
Torino (TO) 
0100217051 
pavese 
proprietà Stato 
legno/ intaglio 
legno/ argentatura 
pelle 
stoffa/ pittura 
bibliografia specifica: Angelucci A - 1890 
bibliografia specifica: Venturoli P./ Cervini F - 2005 
bibliografia specifica: Mazzini F - 1982 
bibliografia specifica: Venturoli P - 2001 

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