Ercole fra la Virtù e la Voluttà (dipinto, opera isolata) by Batoni Pompeo (attribuito) (metà sec. XVIII)
https://w3id.org/arco/resource/HistoricOrArtisticProperty/0100350857 an entity of type: HistoricOrArtisticProperty
dipinto, opera isolata Ercole fra la Virtù e la Voluttà
Ercole fra la Virtù e la Voluttà (dipinto, opera isolata) di Batoni Pompeo (attribuito) (metà sec. XVIII)
Ercole fra la Virtù e la Voluttà (dipinto, opera isolata) by Batoni Pompeo (attribuito) (metà sec. XVIII)
post 1754-ante 1757
La scena si svolge presso un giardino alberato con fontane. Al centro campeggia la figura seminuda di Ercole che, pensoso, siede ai piedi di una quercia. Assisa sul lato destro stà la Voluttà che porta nella mano sinistra una maschera e tenta di sedurre il semidio porgendogli una rosa. A sinistra la Virtù, rappresentata con le forme di Minerva, indica ad Ercole il palazzo della Fama, una struttura a pianta centrale che compare all'apice dell'arduo monte. I tre personaggi sono realizzati a figura intera ed ai loro piedi, sulla sinistra, due utti giocano con la clava di Ercole. La cornice lignea intagliata e dorata coeva al dipinto si caratterizza per due modanature decorate a motivi vegetali
dipinto (opera isolata)
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Il dipinto fu donato al re di Sardegna da Luigi Gerolamo Malabaila conte di Canale insieme all'altro raffigurante 'Enea fugge da Troia'. Il Malabaila fu ministro sabaudo a Vienna prima per Carlo Emanuele III quindi per Vittorio Amedeo III, da poco succedutogli al trono. Ritenuto dagli storici di mediocre levatura diplomatica il conte fu certamente di fervidi interessi culturali, appassionato conoscitore, grande intenditore d'arte ed ebbe Metastasio e l'Algarotti tra le sue più illustri amicizie. Egli si rivelò peraltro eccellente mediatore per l'acquisto da parte del re di Sardegna della collezione dei dipinti del principe Eugenio (Levi Momigliano 1986, Mazzareli 2009). In una lettera scritta da Vienna in accompagnamento ai dipinti il 18 marzo 1773 il suddetto conte di Canale lasciava desumere che le due opere donate furono commissionate a Pompeo Batoni, suo amico, e che furono realizzate a Roma circa venti anni prima insieme alle relative cornici in legno intagliato e dorato che si conservano ancora oggi. Nella missiva specificava inoltre che le due pitture erano tra le sue disponibilità da vari anni e che questi desiderava farne dono al re di Sardegna. Il recente recupero di alcuni carteggi presso l'Archivio di Stato di Lucca trascritti a Paola Betti -negli atti nel convegno dedicato al pittore lucchese affiancata a Betti appare erroneamente anche Patrizia Giusti (Mazzarelli 2009)- permettono di ricostruire le vicende legate alla commissione dei due dipinti in Sabauda (Mazzarelli 2009). A dispetto del profilo generalmente tramandato dalla critica storiografica il ministro Conte di Canale ebbe infatti un ruolo determinate nell'annosa vicenda dell'apertura della strada di Monte di Gragno, via di comunicazione di strategico interesse sia per la Repubblica di Lucca sia per il Granducato di Toscana. Considerato l'interessamento del Malabaila circa la risoluzione della vicenda dai risvolti internazionali, il Consiglio Generale della Repubblica lucchese su suggerimento di Giovan Battista Sardini, inviato repubblicano a Vienna, determinò di donare al conte di Canale quattro dipinti del Batoni a titolo di ringraziamento. Lo stesso Sardini indicò il conte e cavaliere Alessandro Petroni Buongiovanni di Roma per seguire da vicino le fasi di esecuzione delle quattro opere. Tutti i dipinti narravano verosimilmente quelle «favole antiche» di messaggio moraleggiante e virtuoso che sarebbero state apprezzate sicuramente dall'appassionato cultore di lettere e di arti quale fu Luigi Gerolamo Malabaila. Già ad iniziare dal 1754 i quattro dipinti furono pagati dalla Repubblica di Lucca un prezzo più che congruo, 200 scudi romani ciascuno, tuttavia la loro esecuzione -stabilita da contratto in un anno- si prolungò per ben tre anni: i quadri con le relative cornici arrivarono infatti a Vienna nella primavera del 1657. Non sono state sinora pubblicate notizie certe riguardanti le altre due opere che accompagnavano quelle sabaude: salvo qualche proposta rimasta nella sfera delle probabilità (Mazzarelli 2009, p. 73 n. 53) di esse non si conoscono ne' tema iconografico ne' la collocazione. Circa i quadri Giunti a Torino a seguito della donazione del ministro conte Malabaila le due opere restarono a Palazzo Reale per poco più di trent'anni: il 19 dicembre 1802 furono infatti prelevate dai francesi per entrare a far parte della collezione del generale Jourdan. Colpito da difficoltà economiche questi li cedette successivamente alla corte sabauda dove ritornarono nel 1816, preventivamente restaurati dal pittore-restauratore Dufrenne (Baudi di Vesme 1897; Astrua 2005; Di Macco, Failla 2005). I due dipinti furono collocati a Palazzo Reale dove l' "Ercole tra la Virtù e la Voluttà" è indicato dallo Stato descrittivo del 1822 nella Galleria del Daniel a Ponente, nel lato a destra. La composizione riprende l'episodio mitologico del dilemma di Ercole narrato dagli scritti di Prodico Sofista e divulgato dai Memorabilia di Senofonte, che costituì uno dei temi ricorrenti del periodo delle rappresentazioni storiche e mitologiche del Batoni tra anni '40 e '60. Insieme alla versione di Torino si annoverano la versione firmata e datata al 1748 della collezione Liechtenstein a Vaduz; quella del 1742 dipinta per il marchese Andrea Gerini di Firenze, passata a Ferdinando III di Toscana ed ora a Palazzo Pitti; e quella dell'Ermitage di San Pietroburgo eseguita tra il 1763-1765 (Clark 1985, Ozvald 2008, Villano 2009) (continua in OSS)
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Ercole fra la Virtù e la Voluttà
La scena si svolge presso un giardino alberato con fontane. Al centro campeggia la figura seminuda di Ercole che, pensoso, siede ai piedi di una quercia. Assisa sul lato destro stà la Voluttà che porta nella mano sinistra una maschera e tenta di sedurre il semidio porgendogli una rosa. A sinistra la Virtù, rappresentata con le forme di Minerva, indica ad Ercole il palazzo della Fama, una struttura a pianta centrale che compare all'apice dell'arduo monte. I tre personaggi sono realizzati a figura intera ed ai loro piedi, sulla sinistra, due utti giocano con la clava di Ercole. La cornice lignea intagliata e dorata coeva al dipinto si caratterizza per due modanature decorate a motivi vegetali
Ercole fra la Virtù e la Voluttà
Torino (TO)
0100350857
dipinto
proprietà Stato
tela/ pittura a olio
bibliografia specifica: Baudi di Vesme, Alessandro - 1963-1982
bibliografia specifica: Callery, J. M - 1859
bibliografia specifica: Clark, Anthony M - 1985
bibliografia specifica: Emmerling, Ernst - 1932
bibliografia specifica: Gabrielli, Noemi - 1971
bibliografia specifica: Griseri, Andreina - 1963
bibliografia specifica: Romano, Giovanni - 1982
bibliografia specifica: Voss, Hermann - 1924
bibliografia specifica: [Vico, Giovanni] - 1866
bibliografia specifica: Belli Barsali, Isa (a cura di) - 1967
bibliografia specifica: Pacchioni, Guglielmo - 1932
bibliografia specifica: [Baudi di Vesme, Alessandro] - 1909
bibliografia specifica: [Baudi di Vesme, Alessandro] - 1899
bibliografia specifica: Astrua, Paola/ Bava, Anna Maria/ Spantigati, Carla Enrica - 2008
bibliografia specifica: Villano, Sofia - 2009
bibliografia specifica: Cochetti, Lorenza - 1952
bibliografia specifica: Fiume, Guido - 1982
bibliografia specifica: Mazzarelli, Carla - 2009
bibliografia specifica: Posse, Hans - 1909
bibliografia di confronto: Levi Momigliano, Lucetta - 1982
bibliografia di confronto: Di Macco, Michela/ Failla, Maria Beatrice - 2005
bibliografia di confronto: Rolfi Ozvald, Serenella - 2008
bibliografia specifica: Failla, Maria Beatrice - 2009