Angelica e Medoro incidono i loro nomi sulla corteccia dell'albero (gruppo scultoreo, opera isolata) by Monti Gaetano Matteo (sec. XIX)

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gruppo scultoreo, opera isolata Angelica e Medoro incidono i loro nomi sulla corteccia dell'albero
Angelica e Medoro incidono i loro nomi sulla corteccia dell'albero (gruppo scultoreo, opera isolata) by Monti Gaetano Matteo (sec. XIX) 
Angelica e Medoro incidono i loro nomi sulla corteccia dell'albero (gruppo scultoreo, opera isolata) di Monti Gaetano Matteo (sec. XIX) 
gruppo scultoreo (opera isolata) 
Angelica e Medoro sono vicini, entambi nudi, intenti a scrivere insieme il loro nome su un tronco reciso. Medoro tiene la mano sinistra appoggiata al terreno per sogrreggersi; Angelica tiene la medesima mano appoggiata alla spalla desra dell'amato; alle spalle di Medoro si vede la faretra piena di frecce con l'arco 
post 1842-ante 1842 
0300642005 
gruppo scultoreo 
00642005 
03 
0300642005 
Il gruppo è pervenuto nelle raccolte della Pinacoteca, insieme all'Igea (inv. n. S0003), attraverso il lascito, nel 1854, dell'avvocato Pietro Bartolomeo Repossi. Opera dell'attività estrema del ravennate, incarna gli ideali della statuaria neoclassica pur esercitandosi su un tema desunto dall'ariostesco poema dell'Orlando Furioso, tema a tutti gli effetti consacrato dalla corrente arcadica e amato per la sua vena a metà tra il sottinteso erotico e il languore amoroso. Monti pone i due giovani l'uno seduto a terra, l'altra inginocchiata, intenti a scrivere i loro nomi sulla corteccia di un albero. La giovane donna poggia il braccio destro sulla spalla dell'uomo e avvicina il capo a quello di lui. L'alto magistero canoviano è ben visibile nella languida morbidezza delle due figure e nell'intensità psicologica raggiunta dall'artista nel delineare il fragile sentimento dell'innamoramento giovanile. Seppure di disegno perfettamente classico il profilo di Angelica non accenna alla rigida freddezza che si può invece rintracciare nella Filologia del Monumento a Stefano Antonio Morcelli della parrocchiale di Chiari, opera dello stesso Monti. Qui è tutto un rincorrersi di sensuali sottintesi che non permettono alla convenzione accademica di raggelare le figure; seppure desunti da prototipi della scultura ellenistica, com'è il caso di Medoro, accostabile al celeberrimo Galata morente, noto attraverso diverse copie di età romana, o l'Angelica, che pare riferirsi un po' meno alla lettera all'Afrodite al bagno, pure conosciuta attraverso copie romane e divenuta già in epoca rinascimentale esempio di nitore della statuaria classica, i due giovani sono trattati dal Monti con una sensibilità tutt'altro che antiquaria e per questo mantengono quel senso di pura sensualità che ancor oggi affascina (caso raro per la scultura neoclassica) e che dovette affascinare lo stesso Repossi che volle farsi ritratte seduto allo scrittoio avendo alle spalle proprio questo gruppo marmoreo 
Angelica e Medoro incidono i loro nomi sulla corteccia dell'albero 
Angelica e Medoro sono vicini, entambi nudi, intenti a scrivere insieme il loro nome su un tronco reciso. Medoro tiene la mano sinistra appoggiata al terreno per sogrreggersi; Angelica tiene la medesima mano appoggiata alla spalla desra dell'amato; alle spalle di Medoro si vede la faretra piena di frecce con l'arco 
Chiari (BS) 
proprietà privata 
Angelica e Medoro incidono i loro nomi sulla corteccia dell'albero 
marmo di Carrara 
bibliografia specifica: Maggi D - 2003/2004 
bibliografia specifica: Spataro B - 1961 
bibliografia specifica: Terraroli V - 1991 
bibliografia specifica: Bertoli Giovanni - 1844 
bibliografia specifica: Esposizione opere - 1844 
bibliografia specifica: Lancini P.G - 1931 
bibliografia specifica: Lonati R - 1986 
bibliografia specifica: Mombelli A - 2004 
bibliografia specifica: Repossi L - 1855 
bibliografia specifica: Rivetti L - 1917 
bibliografia specifica: Vicario V - 1995 

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