Santa Rita da Cascia (tabernacolo, opera isolata) - ambito veneziano (sec. XX)

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tabernacolo, opera isolata Santa Rita da Cascia
Santa Rita da Cascia (tabernacolo, opera isolata) - ambito veneziano (sec. XX) 
Santa Rita da Cascia (tabernacolo, opera isolata) - ambito veneziano (sec. XX) 
tabernacolo (opera isolata) 
tabernacolo a tetto a due falde custodente al suo interno una statuetta di santa 
(?) 1900-(?) 1949 
0500577758 
tabernacolo 
00577758 
05 
0500577758 
il tabernacolo custodisce una statuina lignea raffigurante Santa Rita da Cascia, monaca agostiniana. Di famiglia molto umile divenne moglie, contro la sua volontà, di un uomo violento che tuttavia riuscì ad ammansire, sopportandone i maltrattamenti e riuscendo a farlo riconciliare in fine con Dio. Alla morte del marito e dei figli, fece ingresso nel monastero dell'Ordine di Sant'Agostino a Cascia (Umbria) dove morì nel 1447. Fu beatificata nel 1627 e canonizzata nel 1900. Nella città lagunare il tabernacolo è tipico elemento di arredo urbano, forse nato verso la prima metà del XII secolo per funzioni di quiete pubblica notturna per placare i continui atti di criminalità che affliggevano la città. Di fatti nel 1128, sotto il dogato di Domenico Michiel, si dispose di porre dei "cesendeli", cioè lanterne alimentate a olio, per illuminare le zone più buie e pericolose della città: Avendosi nei primi tempi, per rendere più sicura la città dagli assassinamenti che succedevano, posto ad ardere per le strade mal sicure alcuni fanali, detti allora "cesendeli", perché mandavano un chiarore fioco, non dissimile da quello delle lucciole, "cicendelae" nominate, la pietà dei parroci poneva innanzi ad essi delle immagini di Santi, affinché al loro cospetto si trattenessero i ribaldi dal commettere azioni malvagie. Ecco l'origine di quegli altarini, o "capitelli", sì frequenti tuttora in Venezia. Il frate tedesco Faber, che nel 1489 pubblicò a Stuttgart il suo "Evagatorium", o Viaggio in Terra Santa, così scrive, parlando dei "capitelli" di Venezia: "In omnibus angulis, ubi arcti sunt vici et curvi, est suspensa una lampas, quae noctibus accenditur, et ne lumen gratis ardere videatur, ad parietem, retro lampadam, ponunt aliquam imaginem B. V., et lampas tam ad honorem B. V. accenditur, quam ad comoditatem transeuntium" (Tassini, 1970). I soldi per il pagamento del combustibile per le lampade e per il controllo e la tutela dei cesendeli erano a carico dei parroci delle diverse contrade. Successivamente, con l'aumentare dei tabernacoli nella città, per ogni sestiere venne scelto un patrizio sia per la sorveglianza notturna che per la tassazione ai cittadini per il pagamento dell'olio per l'illuminazione 
Santa Rita da Cascia 
11 HH (RITA DA CASCIA) 
tabernacolo a tetto a due falde custodente al suo interno una statuetta di santa 
Venezia (VE) 
proprietà privata 
Santa Rita da Cascia 
legno 
bibliografia specifica: Piamonte G - 1996 
bibliografia di confronto: Rizzi A - 1987 
bibliografia di confronto: Niero A./ Musolino G./ Tramontin S - 1972 
bibliografia specifica: Rizzi A - 1987 
bibliografia di confronto: Cuman F. S./ Fabbian P - 1988 
bibliografia di confronto: Bargellini P - 1980 
bibliografia di confronto: Niero A - 1979 
bibliografia di confronto: Trincanato E. R - 1978 
bibliografia specifica: Nani Mocenigo M - 1942 

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