Sant'Antonio con il bambino (tabernacolo, opera isolata) - produzione veneta (fine/ inizio secc. XV-XVI)

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tabernacolo, opera isolata Sant'Antonio con il bambino
Sant'Antonio con il bambino (tabernacolo, opera isolata) - produzione veneta (fine/ inizio secc. XV-XVI) 
Sant'Antonio con il bambino (tabernacolo, opera isolata) - produzione veneta (fine/ inizio secc. XV-XVI) 
tabernacolo (opera isolata) 
tabernacolo con tetto a spiovente custodente all'interno una statuina di santo sopra piedistallo 
post 1490-ante 1510 
0500577760 
tabernacolo 
00577760 
05 
0500577760 
il tabernacolo custodisce una statuina di Sant'Antonio da Padova, (Fernando di Buglione, Lisbona, 15 agosto 1195 Padova, 13 giugno 1231). A quindici anni entrò nel monastero agostiniano di San Vincenzo, nel 1219 divenne frate francescano. Per volontà dello stesso San Francesco, predicò in Romagna, nell'Italia settentrionale e in Francia. Morì all'età di 36 anni nel convento dell'Arcella a Padova. Il Santo ha in braccio il Bambin Gesù: una sera, non potendo rientrare nella sua cella, rimase in città, ospite del conte Zino Camposampierio, che fu testimone di un fatto prodigioso. Vide Frate Antonio che teneramente tratteneva fra le braccia Gesù Bambino (Bargellini, 2000). Nella città lagunare il tabernacolo è tipico elemento di arredo urbano, forse nato verso la prima metà del XII secolo per funzioni di quiete pubblica notturna per placare i continui atti di criminalità che affliggevano la città. Di fatti nel 1128, sotto il dogato di Domenico Michiel, si dispose di porre dei "cesendeli", cioè lanterne alimentate a olio, per illuminare le zone più buie e pericolose della città: Avendosi nei primi tempi, per rendere più sicura la città dagli assassinamenti che succedevano, posto ad ardere per le strade mal sicure alcuni fanali, detti allora «cesendeli», perché mandavano un chiarore fioco, non dissimile da quello delle lucciole, "cicendelae" nominate, la pietà dei parrociponeva innanzi ad essi delle immagini di Santi, affinché al loro cospettosi trattenessero i ribaldi dal commettere azioni malvagie. Ecco l'originedi quegli altarini, o "capitelli", sì frequenti tuttora in Venezia. Il frate tedesco Faber, che nel 1489 pubblicò a Stuttgart il suo "Evagatorium", o Viaggio in Terra Santa, così scrive, parlando dei "capitelli" di Venezia: "In omnibus angulis, ubi arcti sunt vici et curvi, est suspensa una lampas, quae noctibus accenditur, et ne lumen gratis ardere videatur, ad parietem, retro lampadam, ponunt aliquam imaginem B. V., et lampas tam ad honorem B. V. accenditur, quam ad comoditatem transeuntium" (Tassini, 1970). I soldi per il pagamento del combustibile per le lampade e per il controllo e la tutela dei cesendeli erano a carico dei parroci delle diverse contrade. Successivamente, con l' aumentare dei tabernacoli nella città, per ogni sestiere venne scelto un patrizio sia per la sorveglianza notturna che per la tassazione dei cittadini per il pagamento dell'olio per l'illuminazione. Come sottolinea Niero (1972) spesso la raffigurazione della Vergine è su fondo azzurro, colore caratteristico della Madonna Regina della volta celeste. Tale colore ha la funzione inoltre di individuare lo spazio sacro e religioso nel mondo terreno 
Sant'Antonio con il bambino 
11 H (ANTONIO) - 11 D 2 
tabernacolo con tetto a spiovente custodente all'interno una statuina di santo sopra piedistallo 
Venezia (VE) 
proprietà privata 
Sant'Antonio con il bambino 
legno 
gesso (?) 
bibliografia specifica: Piamonte G - 1996 
bibliografia specifica: Cuman F. S./ Fabbian P - 1988 
bibliografia di confronto: Rizzi A - 1987 
bibliografia di confronto: Niero A./ Musolino G./ Tramontin S - 1972 
bibliografia specifica: Rizzi A - 1987 
bibliografia di confronto: Cuman F. S./ Fabbian P - 1988 
bibliografia di confronto: Giorgi R - 2002 
bibliografia di confronto: Nani Mocenigo M - 1942 
bibliografia di confronto: Niero A - 1979 

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