araldica (lastra tombale, opera isolata) - produzione veneta (sec. XVII)

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lastra tombale, opera isolata araldica
araldica (lastra tombale, opera isolata) - produzione veneta (sec. XVII) 
araldica (lastra tombale, opera isolata) - produzione veneta (sec. XVII) 
lastra tombale (opera isolata) 
lastra tombale con al centro clipeo leggermente concavo con stemma accartocciato e nastri. Nella zona sommitale iscrizione illeggibile 
(?) 1600-(?) 1699 
0500641083 
lastra tombale 
00641083 
05 
0500641083 
la lastra lapidea è il coperchio di una tomba databile al secolo XVII appartenente probabilmente a persona di spicco nell’ambito lagunare. A causa del mediocre stato di conservazione della superficie petrinea non è possibile decifrare né l’iscrizione che si intravede incisa, né a quale casato appartenesse lo stemma scolpito al centro, per la mancanza dei colori che un tempo differenziavano le diverse famiglie nobiliari [pare che l’organizzazione araldica veneziana iniziò a definirsi attorno al Mille. I colori azzurro e rosso, ritenuti i più aristocratici, assieme ai metalli argento e oro, dominarono gli stemmi più antichi. In seguito vennero utilizzati anche il nero e il verde. Gli scudi con semplici partizioni e pezze onorevoli furono i più vetusti. Quattro ceti costituivano la cittadinanza veneziana: la nobiltà, il clero, i cittadini originari (burocratici), il popolo. A riguardo della nobiltà con la Serrata, voluta dal Doge Pietro Gradenigo, nel 1296, l’ordinamento del patriziato veneziano venne così organizzato: soltanto le casate che negli ultimi quattro anni presero parte al Maggior Consiglio ebbero ragione di appartenervi (furono più di un centinaio di famiglie). Nel 1379 vennero aggregate altre trenta famiglie che diedero un appoggio considerevole nella guerra contro Chioggia. Successivamente centoventiquattro famiglie (di cui quarantasette nella guerra di Morea, 1687-1717) entrarono a far parte della nobiltà dopo aver pagato centomila ducati alla Repubblica Serenissima. Altre quaranta famiglie provenienti da fuori Venezia, nobili da almeno quattro generazioni e con un utile di diecimila ducati annui, si aggiunsero nel 1775]. L’opera in esame è murata nel cortile del chiostro che un tempo era sede patriarcale. A riguardo di tale immobile Tassini nel suo libro “Edifici di Venezia: distrutti o volti ad altro uso” così scrive: “Sorse nel secolo XIII ad uso prima dei vescovi Olivolensi, o Castellani, e poscia dei patriarchi di Venezia. Rifabbricossi nel secolo XVI dal patriarca Antonio Contarini, che vi fece dipingere nella gran sala i ritratti de’ suoi predecessori. Questa sala aveva pure il soffitto dipinto da Palma il Giovane, e nella chiesetta interna v’era una tavola di Girolamo Forabosco. Trasportata la sede patriarcale a S. Marco nel 1807, il palazzo anzidetto consegnossi alle truppe di Marina” 
araldica 
44 A 1 
lastra tombale con al centro clipeo leggermente concavo con stemma accartocciato e nastri. Nella zona sommitale iscrizione illeggibile 
Venezia (VE) 
araldica 
pietra d'Istria 
bibliografia di corredo: Rizzi A - 2014 
bibliografia specifica: Pazzi P - 2000 
bibliografia di corredo: Tassini G - 1969 
bibliografia di corredo: Pazzi P - 2000 
bibliografia di corredo: Morando di Custoza E - 1979 

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