leggio by De Marchi Biagio (sec. XVI)

https://w3id.org/arco/resource/HistoricOrArtisticProperty/0800068180 an entity of type: HistoricOrArtisticProperty

leggio by De Marchi Biagio (sec. XVI) 
leggio di De Marchi Biagio (sec. XVI) 
leggio 
Gradino in legno sagomato. Base costituita da due paraste intarsiate a motivi floreali che racchiudono la tarsia raffigurante san Giovanni evangelista; sui fianchi tarsie con prospettive di edifici; sul piano due braccioli intagliati. Dossale con tarsia raffigurante un angelo con cartiglio. Baldacchino costituito da due mensole intagliate che reggono la cornice di coronamento 
1539-1539 
0800068180 
leggio 
00068180 
08 
0800068180 
Il leggio fa parte del complesso del coro ligneo eseguito da Biagio De' Marchi nel 1538 il quale ha apposto il suo nome e la data su tre stalli e sulla cattedra. I De Marchi da Crema "maestri di legname" erano a Bologna da vari decenni; il padre Agostino risulta attivo in S. Petronio nel 1459 (coro della cappella di Santa Brigida) ed è più tardi impegnato nel coro maggiore della basilica (1467-1479). Ancora a fine secolo Giacomo e fratelli, figli del maestro Agostino De Marchi da Crema, firmano il coro della cappella Vaselli. Nell'iscrizione, posta sull'inginocchiatoio, essi si definiscono "bolognesi" a riprova dell'ormai acquisita cittadinanza. Tra i fratelli di Giacomo, citati nel contratto per la cappella Vaselli, compaiono Nicolò, Taddeo, Biagio. Nel 1513 Taddeo e Biagio eseguono le tarsie per la cattedrale di Faenza (Ferretti 1982). Gli stalli della chiesa di S. Girolamo, firmati solo da Biagio De' Marchi, rappresentano l'ultima opera bolognese conosciuta di questa famiglia di intarsiatori. Il leggio rappresenta uno degli elementi più preziosi del coro e, date le ridotte dimensioni,venne asportato già in epoca napoleonica insieme alla cattedra. Entrambi pervennero alla famiglia Gozzadini ed in seguito furono riacquistati dal Comune di Bologna che li ha restituiti alla sede originaria. Queste vicende sono ricostruite dal De Toth (1934) avvalendosi dei documenti dell'archivio arcivescovile di Bologna. Le iscrizioni hanno fonti diverse: dall'Apocalisse di San Giovanni Apostolo, 3,1; dall'Inno "Te Decet Laus" (Mattutino); dalla preghiera del Santo (anche se nel testo originale è detto "Benedicturs qui venit..." e non "Beatus qui venit...") e infine l'incipit del Vangelo di Giovanni ("In principio erat verbum...", Gv 1,1) 
Gradino in legno sagomato. Base costituita da due paraste intarsiate a motivi floreali che racchiudono la tarsia raffigurante san Giovanni evangelista; sui fianchi tarsie con prospettive di edifici; sul piano due braccioli intagliati. Dossale con tarsia raffigurante un angelo con cartiglio. Baldacchino costituito da due mensole intagliate che reggono la cornice di coronamento 
Bologna (BO) 
proprietà Ente pubblico territoriale 
leggio 
avorio 
legno di noce/ intaglio/ intarsio 
bibliografia specifica: Ricci C./ Zucchini G - 1976 
bibliografia di confronto: Ferretti M - 1982 
bibliografia specifica: Malvasia C. C - 1792 
bibliografia specifica: Raule A - 1959 
bibliografia specifica: Ferretti M - 1984 
bibliografia specifica: Bastelli A - 1934 
bibliografia specifica: Giordani G - 1828 
bibliografia specifica: Raule A - 1961 
bibliografia specifica: Crespi L - 1772 
bibliografia specifica: De Toth - 1934 
bibliografia specifica: Masini P - 1666 
bibliografia specifica: Pace Marzocchi M - 1998 
bibliografia di confronto: Romano G - 1984 
bibliografia specifica: Verga Bandirali E - 1965 

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