Ercole e il leone di Nemea (piatto) by Avelli Francesco Xanto detto Rovigo da Urbino (attribuito) - manifattura urbinate (secondo quarto sec. XVI)

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piatto Ercole e il leone di Nemea
Ercole e il leone di Nemea (piatto) di Avelli Francesco Xanto detto Rovigo da Urbino (attribuito) - manifattura urbinate (secondo quarto sec. XVI) 
Ercole e il leone di Nemea (piatto) by Avelli Francesco Xanto detto Rovigo da Urbino (attribuito) - manifattura urbinate (secondo quarto sec. XVI) 
piatto 
Piatto in maiolica policroma istoriata. All'interno, in primo piano, Ercole in lotta con il leone di Nemea e in alto la figura nimbata di Veronica che mostra la Sindone; alle spalle di Ercole due poderosi pilastri con stemma "partito"; sullo sfondo paesaggio; dipinto in turchino, verde, arancio, giallo, bruno, nero e bianco. All'esterno troviamo due filetti gialli concentrici presso l'orlo e uno sul piede e legenda in turchino all'interno del piede 
ca 1530-ca 1535 
0800229226 
piatto 
00229226 
08 
0800229226 
Pervenuto dalla Collezione estense di maioliche, compare negli inventari ottocenteschi con l'attribuzione a F. X. Avelli e il Campori (1863) ipotizzò che fosse stato eseguito nella manifattura estense di Ferrara al tempo del duca Ercole II (1534-1559), analogamente ad un piatto del Louvre con "Ercole che uccide Caco" dell'Avelli e recante lo scudo di Casa d'Este. Il Venturi (1882), pur confermando l'attribuzione al maestro, confutò la committenza estense per le evidenti differenze dello scudo araldico. In realtà, questo attesta un'altra famiglia aristocratica, non identificata, e si riscontra in altri due pezzi dell'Avelli alla Wallance Collection di Londra e al Kunstgewerbe Museum di Colonia. L'attribuzione al famoso maestro, attivo a Urbino tra il 1530 e il 1542, trova sicura conferma per le stringenti affinità stilistiche con numerosi altri testi autografi, nei quali si evidenziano analogie nell'immaginazione, nella forza espressiva del segno, nella vivace cromia e nell'iscrizione nel retro. Il tema raffigurato (Teocrito, XXV, 211 ss.) appare una ricomposizione di più tasselli iconografici, secondo una maniera abituale nell'Avelli: la figura di Ercole è tratta da un "manigoldo" del Beatricetto, il leone da un bulino di M. Dente (Liverani F. 1979) e la Veronica da M. Raimondi. Nota la Ravanelli Guidotti (Ravanelli Guidotti C., Le ceramiche della Galleria Estense, Colloqui sulle antiche raccolte estensi (Per un Museo Immaginario Estense), 21 maggio 1987, c.s.) che il tema è forse allusivo alla forza morale del duca di Urbino Francesco della Rovere, al quale Xanto dedicò anche un famoso poemetto - "Il rovere vittorioso" - e che il pezzo è ascrivibile ai primi anni del suo soggiorno ad Urbino per l'uso di un contorno fermo, sin troppo marcato, e di una tavolozza molto squillante, carica di gialli. L'assunto è pienamente convincente, ma non si esclude l'ipotesi che il soggetto fosse ispirato dalle qualità fisiche o morali del committente. In questo contesto familiare potrebbe inserirsi l'enigmatica raffigurazione della Veronica, che starebbe a significare una vicenda o una figura femminile della Casata 
Ercole e il leone di Nemea 
Piatto in maiolica policroma istoriata. All'interno, in primo piano, Ercole in lotta con il leone di Nemea e in alto la figura nimbata di Veronica che mostra la Sindone; alle spalle di Ercole due poderosi pilastri con stemma "partito"; sullo sfondo paesaggio; dipinto in turchino, verde, arancio, giallo, bruno, nero e bianco. All'esterno troviamo due filetti gialli concentrici presso l'orlo e uno sul piede e legenda in turchino all'interno del piede 
Modena (MO) 
proprietà Stato 
Ercole e il leone di Nemea 
maiolica/ smaltura stannifera/ pittura 
bibliografia specifica: AA.VV - 2012 
bibliografia specifica: AA.VV - 1987 
bibliografia specifica: AA. VV - 2000 
bibliografia specifica: Asioli F - 1872 
bibliografia specifica: Liverani F - 1979 
bibliografia specifica: Venturi A - 1882 
bibliografia di confronto: Genolini A - 1881 
bibliografia specifica: Campori G - 1863 
bibliografia specifica: Campori G - 1979 
bibliografia specifica: Corradini E - 1987 

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