veduta del Ponte Rotto a Roma (dipinto) by Locatelli Andrea (sec. XVIII)

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dipinto veduta del Ponte Rotto a Roma
veduta del Ponte Rotto a Roma (dipinto) di Locatelli Andrea (sec. XVIII) 
veduta del Ponte Rotto a Roma (dipinto) by Locatelli Andrea (sec. XVIII) 
ca 1720-ante 1722 
n.r 
dipinto 
Martelli 69 
00230381 
09 
0900230381 
Il n. 69 rappresenta il Tevere al Ponte chiamato Emilio, Senatorio o Ponte Santa Maria, da un'immagine rubata e profanata della Madonna, gettata nel fiume dal Ponte S. Angelo e ritrovata qui. Esso è posto immediatamente a valle dell'Isola Tiberina e fu il ponte più antico sul Tevere, poiché data del secondo secolo a.C. Fu ricostruito nel 142 d.C, ma nel Medioevo minacciava costantemente il crollo. Nel Cinquecento si tentarono diversi restauri, tra cui uno dopo una piena rovinosa, portato a termine da Gregorio XIII nel 1575 ma di brevissima durata, perché un'ennesima piena nel 1598 si portò via le due arcate verso la spalletta destra. La definitiva distruzione del ponte avvenne solo nel 1886, e fu causata dall'esigenza di spazio per costruire il Ponte Palatino. Oggi le rovine dei pilastri affiorano appena nel corso del fiume. Questi brevi cenni storici danno ragione del nome con cui l'antico manufatto era comunemente noto in Roma, ovvero 'Ponte rotto'. La sua instabilità era certamente dovuta alle modifiche al corso del Tevere apportate dai lavori agli argini in vari punti, e soprattutto dalla presenza in prossimità delle luci di molti ponti di mulini per la farina, fonte preziosa di reddito e d'introito per l'erario, ma anche grave ostacolo al deflusso delle acque in caso di piena. La legislazione tentava invano di regolamentare il numero e la posizione dei mulini per limitare i rischi; sulla storia del Ponte Rotto si veda C. D'Onofrio, 1980, p. 141-165. Nel dipinto, un mulino appare sotto la prima arcata del ponte, ed un altro sull'argine sotto la chiesa di S. Salvatore non più esistente; ma un mulino nei pressi del Ponte Rotto appariva già nella pianta di Roma del Dupérac nel 1577.Nel disegno di Lieven Cruyl del 1665, il mulino appare dalla parte opposta rispetto al quadro (D'Onofrio, 1980, p. 132). La pianta del Falda (1676) indica un mulino più o meno nella stessa posizione, mentre nell'edizione del 1744 ne compaiono due (D'Onofrio, 1980, p. 93). Se si vuole prendere questo particolare come indice per la datazione della composizione, potremmo osservare che in un acquerello del principio del Settecento (D'Onofrio 1980 pp. 152-153) appare una situazione simile a quella rappresentata nel n. 69. Il documento di acquisto del dipinto, reperito e pubblicato da Civai, 1990, p. 77, risale al 1722. Esso annota che il dipinto era stato 'ricoperto' dal pittore romano Andrea Locatelli. Ciò significa che, secondo il documento, il dipinto era stato abbozzato o avviato da un altro pittore e che il Locatelli, allora già pittore ben noto, l'aveva finito per intero, intervenendo in ogni punto di mano sua. Non pare che sussistano ragoni per mettere in dubbio questa affermazione, considerando i particolari stilistici sia nella realizzazione delle chiome degli alberi, che nelle figure dei barcaioli, tipicamente alla Locatelli (si paragonino a questo proposito le figure nel Paesaggio con Rovine del Locatelli già a Vienna, Galleria St. Lucas; Mosco, 1970, pp. 29-30, ill.) D'altra parte la commissione delle due Bambocciate giovanili, che Locatelli eseguì per Domenico Martelli nel 1721 (Civai, 1990, p. 76) e i costanti acquisti di sue opere in vari periodi lasciano pensare ad una consuetudine con la sua maniera, se non ad una conoscenza personale con l'artista, che restringe lo spazio per i dubbi sull'attribuzione. Andrea Locatelli dipinse il Tevere al ponte Rotto anche in un piccolo rame a Wiesbaden, Städtisches Museum, Gemäldegalerie (Mosco, 1970, p. 33, ill.), questa volta vedendolo dal lato a monte, come nelle vedute di Gaspard Van Wittel. Riconoscibili sono i tagli di luce, mentre le figure paiono sviluppate in senso assai più impressionistico e a volte piranesiano (ma si deve tenere anche conto delle dimensioni dell'opera). Locatelli, allievo del pittore nordico Monsù Alto, mostrò fin dagli anni giovanili uno spiccato interesse per la pittura dei 'Bamboccianti' (Busiri Vici, 1976, pp. 53-57, 145). Di Jan Asselijn è un dipinto con una Veduta del Ponte Rotto (Copenhagen, The David Collection, inv. B 272; Harwood 2002, p. 126, n. 25, ill.) da un'angolatura pressoché identica a quella del n. 69 , dove tuttavia I particolari di entrambi gli argini e del fondo non corrispondono. Anche tre disegni attribuiti all'Asselijn, conservati a Francoforte (Städelsches Kunstinstitut; Steland, 1989, p. 229, n. 167, ill.), ad Amsterdam, Rijksprentenkabinet (già in proprietà privata a St. Gilgen, Austria; Steland, 1989, p. 155, n. 165 ill.e l'altro a Cleveland, Ohio (Steland, 1989, p. 154-155, n. 162, ill.), presentano la stessa veduta dalla stessa angolatura. Se dunque il n. 69 può risalire a quel prototipo, ciò non significa che l'autore del primo abbozzo sia l'Asselijn; anzi, rispetto ai disegni ed al dipinto di Copenhagen, l'impianto prospettico pare assai più approssimativo. [segue in annotazioni] 
25I15 (+1) 
veduta del Ponte Rotto a Roma 
n.r 
veduta del Ponte Rotto a Roma 
Firenze (FI) 
0900230381 
dipinto 
proprietà Stato 
tela/ pittura a olio 
bibliografia di confronto: Busiri Vici A - 1976 
bibliografia specifica: Civai A - 1990 
bibliografia di confronto: D'Onofrio C - 1980 
bibliografia di confronto: Inspired Italy - 2002 
bibliografia di confronto: Mosco M.M - 1970 
bibliografia di confronto: Steland A.C - 1989 

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