calice, opera isolata by Parraud Pierre (fine/inizio secc. XVIII/ XIX)

https://w3id.org/arco/resource/HistoricOrArtisticProperty/0900662201 an entity of type: HistoricOrArtisticProperty

calice, opera isolata
calice, opera isolata by Parraud Pierre (fine/inizio secc. XVIII/ XIX) 
calice, opera isolata di Parraud Pierre (fine/inizio secc. XVIII/ XIX) 
calice (opera isolata) 
La base, a pianta esagonale con profilo mistilineo definito da tre archi d i cerchio convessi collegati da altrettanti brevi lati rettilinei, è impostata su un alto gradino liscio, che tre cornici con due rami di palma lega ti da nastro alternate ad altrettante con palmette, su campo puntinato, raccordano al corpo centrale. Questo è tripartito da lesene delimitate da volute modanate, sulle quali poggiano rispettivamente un fascio di spighe di grano, uno di giunchi ed un tralcio di vite con grappoli d'uva, sempre su fondo puntinato. Nei campi interni tre cartelle triangolari recano scene d ella Passione: la Flagellazione, la Crocifissione, la Caduta di Cristo mentre porta la croce e sono sormontate da un nastro a festone. Il fusto ha n odi di raccordo esagonali, decorati a can correnti alternati a corolle di fiori, e a rocchetto lisci. (Segue in OSS) 
1798-1809 
0900662201 
calice 
00662201 
09 
0900662201 
Il calice, elencato da Giampiero Lucchesi con la patena (scheda 20000046) e la pisside (scheda 20000047) cui è stilisticamente abbinato tra gli oggetti che compongono il servizio Corsi (G. Lucchesi, "Museo dell'Opera del D uomo di Pisa", Pisa, 1993, p. 73), è in realtà opera dell'orafo francese Pierre Parraud come attestato dal punzone di bottega sulla patena e sulla pisside. Il calice è accuratamente descritto nell'inventario del 1895, in cui figura come dono dell'arcivescovo Ranieri Alliata (1806-1836). Ma quando si va a rintracciare l'oggetto negli inventari precedenti, ripercorrendo li a ritroso, ci si accorge che la voce che ci interessa si ritrova ancora nell'inventario del 1805. Dunque, si possono avanzare due ipotesi: il numero d'ordine, che l'inventario del 1895 indica come quello corrispondente a l calice nell'inventario del 1890, è errato, oppure l'oggetto non è stato donato dall'Alliata, dal momento che questi nel 1805 non era ancora Arcive scovo di Pisa. Seguendo la prima ipotesi, si potrebbe pensare ad uno scambio di numeri: allora, il nostro calice non corrisponderebbe più al numero 35 nell'inventario del 1890, ma al numero 34, che si riferisce ad "Un Cali ce di Argento dorato e storiato donato da Monsignore Alliata". Questo cali ce risulta attestato per la prima volta alla fine dell'inventario del 1805 , dopo un'aggiunta di arredi appartenenti alle corporazioni religiose soppresse e donati alla Cattedrale dall'arcivescovo Alliata nel 1811: nella vo ce che riguarda il nostro oggetto si afferma che l'Alliata lo ha portato d a Parigi "nel suo ritorno a Pisa". Infatti, l'Arcivescovo è stato chiamato a Parigi da un ordine dell'Imperatore una prima volta nel 1809 ed una seconda nel 1811. In questa occasione al suo ritorno a Pisa egli porta in dono alla Cattedrale "un bellissimo Calice d'argento dorato del peso di libbre tre, e nove oncie tutto egregiamente lavorato in Parigi a bassi rilievi, rappresentanti varj misteri della vita del nostro Signor Gesù Cristo". Dalla descrizione, sia pure sommaria, di questo oggetto che il canonico Giacomo Federigo De Rossillon ci offre, risulta chiaramente che non si tratta de l nostro calice, ma di un altro, sempre opera di Pierre Parraud, elencato nell'inventario del 1895 al numero 36 e ancora oggi esistente. Tuttavia, i l fatto che il nostro non sia il calice portato in dono da Parigi dall'Alliata nel 1811 non significa che l'Arcivescovo non lo abbia fatto giungere dalla Francia in qualche altra occasione. Anzi, la presenza dell'altro calice di Parraud donato da Ranieri Alliata dimostra che questi aveva rapporti costanti e continui con quella bottega orafa, dalla quale si era rifornito più volte. Quindi, sebbene non sia possibile ricostruire interamente la storia del nostro oggetto, sembra plausibile ritenerlo davvero dono dell'a rcivescovo Alliata. Nonostante la mancanza di chiare notizie documentarie, possiamo datare calice, pisside e patena con precisione tra il 1798 ed il 1809 grazie ai punzoni impressi su di essi: il gallo con il numero uno in campo ottagonale, indicante il titolo di 950 millesimi e la testa di vecchio frontale in campo ovale, marchio di garanzia di Parigi, sono usati dal 1798 al 1809, mentre la testa di guerriero di profilo in campo ovale è il punzone di garanzia in circolazione dal 1809 al 1819. La sua presenza sta ad indicare che il calice, la patena e la pisside nel 1809 si trovano ancora nella bottega di Parraud. Questi nel 1806 è attestato come fabbricante di oreficeria sacra e forse è lo stesso orafo che, con il nome di Parreau, è documentato a partire dal 1786. Lontanissimo dai modi aulici dello stile Impero, in questi tre arredi egli si rivela ancora legato al gusto settecentesco, che però reinterpreta alla luce del Neoclassicismo. Si ottengono, quindi, oggetti, in cui le forme e l'apparato decorativo tradizionali, ormai snaturati, vengono cristallizzati e, per così dire, congelati in una monotona ed instancabile ripetizione. Nel calice la pianta mistilinea della base, identica a quella della pisside, e la struttura del nodo, ancora piriforme, riproducono forme tipiche degli arredi settecenteschi. Analogamente l'organizzazione del sistema decorativo, con la tripartizione ad opera d i lesene della base e, soltanto nel calice, anche del nodo, è caratteristica di quella fase del Settecento maturo, in cui, accantonata l'esuberanza dell'ornamentazione d'impronta barocca e rococò, ci si indirizza verso soluzioni più ordinate e razionali. I motivi decorativi, poi, sono costituiti dalle spighe di grano e dai grappoli d'uva, tradizionali simboli eucaristici, disposti anche ad ornare le lesene, e dalle solite cartelle includenti nella base del calice ed in quella della pisside, rispettivamente, intere scene ed i simboli della Passione, caratterizzati da numerosi particolari di carattere paesaggistico. (Segue in OSS) 
La base, a pianta esagonale con profilo mistilineo definito da tre archi d i cerchio convessi collegati da altrettanti brevi lati rettilinei, è impostata su un alto gradino liscio, che tre cornici con due rami di palma lega ti da nastro alternate ad altrettante con palmette, su campo puntinato, raccordano al corpo centrale. Questo è tripartito da lesene delimitate da volute modanate, sulle quali poggiano rispettivamente un fascio di spighe di grano, uno di giunchi ed un tralcio di vite con grappoli d'uva, sempre su fondo puntinato. Nei campi interni tre cartelle triangolari recano scene d ella Passione: la Flagellazione, la Crocifissione, la Caduta di Cristo mentre porta la croce e sono sormontate da un nastro a festone. Il fusto ha n odi di raccordo esagonali, decorati a can correnti alternati a corolle di fiori, e a rocchetto lisci. (Segue in OSS) 
Pisa (PI) 
proprietà privata 
calice 
argento/ sbalzo/ cesellatura/ traforo/ doratura 
bibliografia specifica: Lucchesi G - 1993 

data from the linked data cloud

Licensed under Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0). For exceptions see here