patena, opera isolata by Parraud Pierre (fine/inizio secc. XVIII/ XIX)

https://w3id.org/arco/resource/HistoricOrArtisticProperty/0900662202 an entity of type: HistoricOrArtisticProperty

patena, opera isolata
patena, opera isolata di Parraud Pierre (fine/inizio secc. XVIII/ XIX) 
patena, opera isolata by Parraud Pierre (fine/inizio secc. XVIII/ XIX) 
1798-1809 
Il cavetto, circolare, liscio e lucido, si rialza in una larga tesa analoga, che termina con un orlo leggermente rialzato, liscio e lucido. Sul dorso del cavetto è saldata una lamina circolare, profilata da una cornice a palmette e recante la raffigurazione dell'Ultima Cena. Al centro, è collocato un tavolo semicircolare apparecchiato, intorno al quale stanno seduti g li Apostoli, avvolti in ampi panneggi e divisi in due gruppi. Nel gruppo d i sinistra, composto da sette Apostoli, ciascuno di essi è colto in una posa diversa da quella degli altri. Quello in primo piano ha una gamba piegata e le mani incrociate, quello alle sue spalle si volge indietro e indica a un compagno in piedi ciò che sta accadendo, altri due parlano fra loro, l'ultimo, rivolgendosi al vicino, punta verso il cielo l'indice teso. Invece, il gruppo di destra, composto da cinque Apostoli, forma un semicerchio compatto. (Segue in OSS) 
patena (opera isolata) 
00662202 
09 
0900662202 
La patena, elencata da Giampiero Lucchesi con il calice (scheda 20000045) e la pisside (scheda 20000047) cui è stilisticamente abbinata tra gli oggetti che compongono il servizio Corsi (G. Lucchesi, "Museo dell'Opera del D uomo di Pisa", Pisa, 1993, p. 73), è in realtà opera dell'orafo francese Pierre Parraud come attestato dal punzone di bottega. Pur recando gli stessi punzoni degli altri due oggetti, stando all'inventario del 1895 essa non dovrebbe essere quella che correda il nostro calice, accuratamente descritto nell'inventario del 1895, in cui figura come dono dell'arcivescovo Ranieri Alliata (1806-1836). Infatti, nella voce ad esso corrispondente si fa riferimento ad una patena "liscia". Si potrebbe ipotizzare che al calice siano abbinate due patene, l'una, più semplice, per le celebrazioni ordinarie, l'altra, riccamente cesellata, per le cerimonie solenni. Nonostante la mancanza di chiare notizie documentarie, possiamo datare calice, pisside e patena con precisione tra il 1798 ed il 1809 grazie ai punzoni impressi su di essi: il gallo con il numero uno in campo ottagonale, indicante il titolo di 950 millesimi e la testa di vecchio frontale in campo ovale, marchio di garanzia di Parigi, sono usati dal 1798 al 1809, mentre la testa di guerriero di profilo in campo ovale è il punzone di garanzia in circolazione dal 1809 al 1819. La sua presenza sta ad indicare che il calice, la patena e la pisside nel 1809 si trovano ancora nella bottega di Parraud. Questi nel 1806 è attestato come fabbricante di oreficeria sacra e forse è lo stesso orafo che, con il nome di Parreau, è documentato a partire dal 1786. Lontanissimo dai modi aulici dello stile Impero, in questi tre arredi egli s i rivela ancora legato al gusto settecentesco, che però reinterpreta alla luce del Neoclassicismo. Si ottengono, quindi, oggetti, in cui le forme e l'apparato decorativo tradizionali, ormai snaturati, vengono cristallizzati e, per così dire, congelati in una monotona ed instancabile ripetizione. Analogamente l'organizzazione del sistema decorativo è caratteristica di quella fase del Settecento maturo, in cui, accantonata l'esuberanza dell'ornamentazione d'impronta barocca e rococò, ci si indirizza verso soluzioni più ordinate e razionali. Tuttavia, pur in questo contesto ancorato al passato, si fanno sentire i primi sintomi di un rinnovamento del gusto: i mot ivi decorativi, perduta la naturalezza di un tempo, assumono un carattere stereotipato e sono incasellati ordinatamente negli spazi ad essi riservati. E' soltanto un timido accenno a quel trionfo della razionalità, che negli arredi neoclassici si esprime attraverso il dominio della struttura sul la decorazione. Ma non mancano motivi esplicitamente tratti dal repertorio antico, come le palmette presenti nella patena ad impreziosire la cornice che racchiude la raffigurazione tutta settecentesca dell'Ultima Cena. Può essere interessante confrontare i nostri tre arredi con il servizio in argento dorato realizzato tra il 1820 ed il 1824 da Edme Gelez per la Duchess a di Berry e destinato alla cappella dell'ospizio Saint-Charles di Rosny-s ur-Seine (riprodotto in: "Un age d'or des arts décoratifs 1814-1848", catalogo della mostra, Paris, 1991, n. 78, pp. 190-192). Tra i pezzi che lo compongono il calice, la patena e la pisside colpiscono per un certo arcaismo rilevabile tanto nelle forme, quanto nell'apparato decorativo. Gelez deve aver tenuto presente l'esempio di Parraud 
Il cavetto, circolare, liscio e lucido, si rialza in una larga tesa analoga, che termina con un orlo leggermente rialzato, liscio e lucido. Sul dorso del cavetto è saldata una lamina circolare, profilata da una cornice a palmette e recante la raffigurazione dell'Ultima Cena. Al centro, è collocato un tavolo semicircolare apparecchiato, intorno al quale stanno seduti g li Apostoli, avvolti in ampi panneggi e divisi in due gruppi. Nel gruppo d i sinistra, composto da sette Apostoli, ciascuno di essi è colto in una posa diversa da quella degli altri. Quello in primo piano ha una gamba piegata e le mani incrociate, quello alle sue spalle si volge indietro e indica a un compagno in piedi ciò che sta accadendo, altri due parlano fra loro, l'ultimo, rivolgendosi al vicino, punta verso il cielo l'indice teso. Invece, il gruppo di destra, composto da cinque Apostoli, forma un semicerchio compatto. (Segue in OSS) 
patena 
Pisa (PI) 
0900662202 
patena 
proprietà privata 
argento/ martellatura/ doratura 
bibliografia specifica: Lucchesi G - 1993 

data from the linked data cloud

Licensed under Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0). For exceptions see here