San Michele Arcangelo, San Michele Arcangelo (scomparto di polittico) by Maestro dei Polittici Crivelleschi (attribuito) (fine sec. XV)

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scomparto di polittico, secondo scomparto da sinistra San Michele Arcangelo
San Michele Arcangelo, San Michele Arcangelo (scomparto di polittico) by Maestro dei Polittici Crivelleschi (attribuito) (fine sec. XV) 
San Michele Arcangelo, San Michele Arcangelo (scomparto di polittico) di Maestro dei Polittici Crivelleschi (attribuito) (fine sec. XV) 
post 1482-post 1482 
San Michele Arcangelo indossa un'armatura originariamente argentata, nella mano sinistra stringe una bilancia, mentre nella mano destra impugna una lancia con cui trafigge il drago raffigurato ai suoi piedi e identificabile con la figura di Lucifero 
San Michele Arcangelo, San Michele Arcangelo (scomparto di polittico) 
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00020081 
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1300020081 
Il polittico, descritto dal Leosini nel 1848 quale opera appartenente al Convento di Sant'Angelo d'Ocre, si ritrova nell'inventario del Municipio aquilano redatto a mano nel 1908 , ivi trasportato dopo la soppressione degli Ordini Minori nel 1865 ed il conseguente trasferimento dei Beni al Comune. Fu attribuito concordemente del Van Marle (1924, vol. XV, p. 103), dal Serra ( 1929, p. 104) dal Berenson 1932), dalla Gabbrielli (1934, p. 43), più per tradizione che per conferma stilistica a Cola dell'Amatrice. Ma nel 1936 già il Borenius, confrontando il polittico di Harewood, arrivato in Inghilterra nel 1916 proveniente dalla zona di Chieti, con quest'opera ed un'altra proveniente dal Convento di San Giovanni da Capestrano, ora nello stesso Museo, li riteneva tutti ugualmente lontani dalla maniera di Cola nelle sue opere certe e ne scorgeva invece affinità con le opere di Pietro Alamanno. Successivamente il Chini(1934, p. 23) ed il Carli (1942, p. 29) individuavano l'autore nell'abruzzese Giacomo da Campli, in un tentativo di ricostruzione della personalità pittorica di questo artista, datando l'opera verso la fine del XV sec. F. Bologna ( 1948), ricostruito un piccolo gruppo di opere tolte al catalogo di Giacomo da Campli, le riferiva ad un pittore che denominava provvisoriamente "Maestro dei Polittici Crivelleschi", pittore dalla personalità ben precisa, di scuola crivellesca, ma di un crivellismo vissuto isolatamente lontano dalle Marche, lungo la vallata aquilana.Accettata dalla critica successiva,( Berenson 1968; Moretti 1968; Torlontano 1987; Settimi 1998) tale attribuzione è stata rinnovata di recente dallo stesso studioso con nuove argomentazioni ( Bologna 2009). L.Arbace( 2011)nel riesaminare la questione attributiva, ripropone il nome di Giacomo da Campli anche sulla scorta di un contributo di E. Ludovici (2003) pubblicato nella rivista " Arte cristiana" . Nell'ambito delle argomentazioni proposte dalla Ludovici, appare di particolare interesse l'attribuzione a Giacomo da Campli degli affreschi nella chiesa di Santa Giusta di Bazzano a l'Aquila raffiguranti "San Giorgio che sconfigge il drago" e "Sant'Antonio Abate" con il committente da identificarsi con ogni probabilità con il giureconsulto Nicola Porcinari, nominato da re Ferdinando Commissario Generale contro i delinquenti di tutto il Regno e Gran Giustiziere del Regno nel 1475. Del resto se il tema degli affreschi appare coerente con le cariche del nobile abruzzese, la stessa data del 1475 appare rafforzare il ruolo di tale opera, come l'anello di congiunzione tra le opere giovanili, in particolar modo il polittico di Campli, databile verso il 1465-70, e il gruppo "aquilano". Ludovici affronta anche il problema della scansione cronologica, proponendo una successione del tutto condivisibile: l'attività di Giacomo da Campli, e anche quella del suo omologo "Maestro dei Polittici Crivelleschi", ricostruita da Ferdinando Bologna, si conclude con il dipinto raffigurante "La Madonna del Suffragio" proveniente dalla chiesa di San Francesco di Chieti, oggi custodito presso il Museo d'Arte Costantino Barbella, opera che può senz'altro collocarsi alla fine dell'intero percorso, anche in funzione della novità del paesaggio roccioso in sostituzione del fondo oro. Nella suddetta opera, come nel polittico di Sant'Angelo d'Ocre, il Bambino Gesù viene raffigurato in piedi, circondato da un'aureola crociata in rosso, nudo e benedicente, l'unica differenza sostanziale il rametto di corallo che il Bambino Gesù reca al collo (nel polittico). Ciò potrebbe sottintendere la conoscenza dell'analoga soluzione adottata da Piero della Francesca nella "Madonna di Senigallia", forse sulla base della trasmissione orale della notizia ma anche una specifica richiesta da parte del committenza 
11 G 31 
San Michele Arcangelo 
San Michele Arcangelo 
San Michele Arcangelo indossa un'armatura originariamente argentata, nella mano sinistra stringe una bilancia, mentre nella mano destra impugna una lancia con cui trafigge il drago raffigurato ai suoi piedi e identificabile con la figura di Lucifero 
secondo scomparto da sinistra 
San Michele Arcangelo, San Michele Arcangelo 
L'Aquila (AQ) 
1300020081-3 
scomparto di polittico 
proprietà Stato 
tavola/ pittura a tempera 
bibliografia specifica: Rinascimento danzante. Michele Greco - 2011 

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