monumento ai caduti - a stele by Bigi Renato (sec. XX)

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monumento ai caduti, a stele, monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale
monumento ai caduti - a stele di Bigi Renato (sec. XX) 
monumento ai caduti - a stele by Bigi Renato (sec. XX) 
monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale (monumento ai caduti a stele) 
Il monumento poggia su un rialzo, a sua volta collocato su una base gradonata, ai cui lati, nel 1956, sono state inserite due lapidi. Queste ricordano i caduti, militari e non, della guerra di Libia e d’Etiopia, e della Seconda guerra mondiale. La stele è a sua volta scandita da tre lastre verticali, intervallate da due elementi di riempimento dai profili arrotondati, tra le quali svetta quella centrale. Quest’ultima riporta, a caratteri applicati in metallo, la scritta dedicatoria, sul fronte, e l’indicazione degli anni di guerra, sul retro. Le lastre laterali, invece, si caratterizzano per la presenza dei nomi dei caduti e dei fasci littori, realizzati ad intarsio. Il monumento è completato da due cancellate déco in metallo, suddivise in elementi dai profili elegantemente geometrici e scandite da strutture verticali, incorniciate da archetti 
1934-1934 
1300283030 
monumento ai caduti a stele 
00283030 
13 
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Il monumento ai caduti di Penne è stato attribuito al professor Renato Bigi dopo l’analisi della documentazione e della bibliografia disponibile, anche se tale ipotesi presenta alcune criticità. Infatti, presso l’Archivio Storico del Comune, è stata rinvenuta una lettera dell’architetto Raffaele De Vico, nato a Penne ma attivo a Roma, dalla quale si evince l’intenzione, da parte dell’amministrazione, di affidargli l’incarico della progettazione relativa al monumento. In un secondo e ultimo documento, un “promemoria”, l’architetto scrive di non aver ricevuto risposta in merito al numero dei caduti, elemento necessario per definire l’opera e determinarne il preventivo. La corrispondenza, quindi, si interrompe senza ulteriori tracce di un successivo coinvolgimento di De Vico. D’altra parte, una lettera dattiloscritta, purtroppo priva di data, di firma leggibile e di allegati, non solo riporta la descrizione del monumento così come appare oggi, ma indica anche, nel professor Bigi, l’autore del progetto. È pur vero, inoltre, che De Vico scrive di nominativi da incidere su “un’ara – antenna della Vittoria” mentre, oggi, l’opera si presenta più come una stele, su cui i nomi sono stati inseriti ad intarsio. Da un punto di vista stilistico, il monumento non sembra accostabile alle altre commissioni affidate al celebre architetto. Tale considerazione è stata sottoposta al professor Massimo De Vico Fallani, nipote di Raffaele e studioso della sua produzione, che ne ha condiviso l’impostazione. Purtroppo, non è stato possibile verificare né se ci sia stata un’eventuale influenza del progetto di De Vico sull’opera finale, né quali siano poi stati i rapporti dell’architetto con l’amministrazione di Penne e con Bigi. Infatti, il ricco archivio e la stessa biblioteca dell’architetto sono andati perduti dopo la sua morte, avvenuta nel 1969. In realtà, è lo stesso Bigi che, parlando in terza persona, si attribuisce il progetto del monumento, in una nota contenuta nel suo testo “La regia scuola d’arte ‘Mario dei Fiori’ di Penne" (Firenze, Le Monnier, 1942, pag. 33). Anche lo studioso Candido Greco, seppure con alcune perplessità riferite verbalmente nel corso della presente ricerca, attribuisce il monumento ai caduti al professor Renato Bigi. La questione, in conclusione, è ancora aperta. Non sussistono dubbi, invece, sull’esecuzione delle due cancellate in metallo da parte degli studenti del Regio Istituto d’Arte “Mario dei Fiori”, di cui Bigi era il Direttore. Lo stesso professore progetterà anche il cosiddetto “monumentino”, eretto nel giardino della scuola nel 1935, a ricordo degli ex allievi caduti durante la Grande Guerra. Il motivo che caratterizza le cancellate ritorna nella lunetta posta sopra l’ingresso dell’ex istituto, oggi adibito a tribunale del giudice di pace. Il monumento principale sorge in tutt’altra zona: un’area verde che l’amministrazione, fin dal 1923, intendeva adibire a Parco della Rimembranza. Il progetto, che incontrò diverse difficoltà economiche, meriterebbe un ulteriore approfondimento scientifico, anche per la presenza di una ricca documentazione presso l’Archivio Comunale. Tra i documenti allegati alla scheda è stato inserito anche un elenco manoscritto riportante i nominativi di centoundici caduti (il monumento ne riporta centottantanove) con l’indicazione dei nomi dei padri, del grado, della data e del luogo di morte. Per le fonti si veda: Candido Greco, “Penne”, in “L’Abruzzo nel Novecento”, a cura di U. Russo e E. Tiboni, Ediars, Pescara, 2004; Massimo De Vico Fallani, “Raffaele De Vico e i giardini di Roma”, Sansoni, Firenze, 1985 
soggetto assente 
Il monumento poggia su un rialzo, a sua volta collocato su una base gradonata, ai cui lati, nel 1956, sono state inserite due lapidi. Queste ricordano i caduti, militari e non, della guerra di Libia e d’Etiopia, e della Seconda guerra mondiale. La stele è a sua volta scandita da tre lastre verticali, intervallate da due elementi di riempimento dai profili arrotondati, tra le quali svetta quella centrale. Quest’ultima riporta, a caratteri applicati in metallo, la scritta dedicatoria, sul fronte, e l’indicazione degli anni di guerra, sul retro. Le lastre laterali, invece, si caratterizzano per la presenza dei nomi dei caduti e dei fasci littori, realizzati ad intarsio. Il monumento è completato da due cancellate déco in metallo, suddivise in elementi dai profili elegantemente geometrici e scandite da strutture verticali, incorniciate da archetti 
Penne (PE) 
proprietà Ente pubblico territoriale 
monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale 
metallo  ferro  cemento 

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