Lapidazione di Santo Stefano (disegno, opera isolata) by Brunetti Ciriaco (attribuito) - ambito molisano (metà XVIII)
https://w3id.org/arco/resource/HistoricOrArtisticProperty/1400080663 an entity of type: HistoricOrArtisticProperty
disegno, studio, opera isolata Lapidazione di Santo Stefano
Lapidazione di Santo Stefano (disegno, opera isolata) by Brunetti Ciriaco (attribuito) - ambito molisano (metà XVIII)
Lapidazione di Santo Stefano (disegno, opera isolata) di Brunetti Ciriaco (attribuito) - ambito molisano (metà XVIII)
post 1750/00/00-ante 1750/00/00
al centro il Santo è in ginocchio in atteggiamento orante, mentre un gruppo di cinque uomini gli scaglia grosse pietre, ai lati due gruppi di persone assistono alla scena; sullo sfondo una città
disegno (studio, opera isolata)
34071 (I 3/52)
00080663
14
1400080663
La raccolta, miscellanea di disegni, acquerelli, bozzetti, stampe etc. di vari artisti attivi nei secc. XVII e XVIII, fu recuperata nel 1983 presso le famiglie Iannadrea e Tirabassi, eredi dei Giuliani, Giacomo, padre, e Nicola, figlio, pittori e decoratori di Oratino (CB) operativi in ambito napoletano a cavallo dei secc. XIX-XX. Nicola, allievo di Morelli, la acquisì dagli eredi di Ciriaco Brunetti, pittore e decoratore oratinese attivo in tutto il Molise dalla prima metà del sec. XVIII agli inizi del XIX. Nel 1990 è stata acquistata dal MIBAC e custodita dalla locale Soprintendenza (specifiche dell’atto del 29/10/1990: 375 disegni su fogli singoli; un taccuino di 27 fogli, un taccuino di 21 fogli, un taccuino di 141 fogli, un volume rilegato contenente 54 fogli, 129 incisioni e 24 bozzetti ad olio su tela o cartone). Considerato che su un foglio sono stati realizzati più disegni-bozzetti-schizzi, il fondo è costituito da 700 disegni circa, di cui oltre la metà acquerellati, e da circa 330 stampe, italiane e tedesche, dei secc. XVI-XVIII. La collezione è composta da: disegni raccolti in n. 4 taccuini di Ciriaco Brunetti o Benedetto Brunetti, di varie dimensioni (n. 1 con figure di Santi e n. 3 con progetti per decorazioni); un album rilegato in pelle nel quale sono stati originariamente incollati circa 200 disegni di mani diverse (riportati a singoli foglio dopo il restauro). Vi sono inoltre: circa n. 200 studi per decorazioni in larga parte siglati o firmati da Ciriaco Brunetti; un gruppo di circa n. 70 accademie di nudo riconducibili alla bottega di Francesco Solimena; un gruppo di circa n. 30 disegni a soggetto sacro di Niccolò Falocco, pittore oratinese zio di Brunetti, allievo di Solimena, operativo a Napoli; n. 40 fogli di autori vari di ambito napoletano dei secc. XVI-XVIII (Balducci, Corenzio, Giaquinto etc.). L’importanza del fondo è data dalla sua unitarietà trattandosi di materiale di uso quotidiano, giunto quasi integro fino a noi, di un pittore gravitante in ambito provinciale, la cui produzione superstite è purtroppo oggi riconducibile solo ad una serie di dipinti, conservati in chiese molisane. Testimonia, inoltre, non solo la quotidiana, costante attività del Brunetti nell’ambito dei soggetti decorativi, ma anche l’operosa attività di una bottega oratinese in cui praticavano più esponenti dello stesso ambito familiare (Pietro, Beniamino, Benedetto e Stanislao Brunetti). Le opere, restaurate per oltre il 50% in tre fasi, dal 1992 al 1995 dai restauratori C. L. B. Borruso e P. Crisostomi, sono state custodite presso i depositi della Soprintendenza fino al 2015 anno di definitiva collocazione presso Castello Pandone di Venafro, dove, a rotazione, fanno parte dell’esposizione permanente del Museo. Il disegno è ascrivibile a Ciriaco Brunetti per la buona qualità formale, di spiccate ascendenze riferibili all’influsso di Francesco Solimena. I consueti elementi del suo ductus grafico sono messi al servizio di una composizione sviluppata nel formato rettangolare come il pendant con il Trionfo di Giuditta e Sisara e Giaele del De Caro. Il disegno di Brunetti condivide anche l’essenziale apertura del paesaggio sulla destra, che oltre ad annoverare le stesse tipologie di fortificazioni fantastiche usate dal De Caro comprende anche la citazione delle due colonne romane nel gruppo di edifici situati sullo sfondo. La datazione dovrebbe collocarsi alla metà degli anni settanta del XVIII secolo
73 F 35 63
Lapidazione di Santo Stefano
al centro il Santo è in ginocchio in atteggiamento orante, mentre un gruppo di cinque uomini gli scaglia grosse pietre, ai lati due gruppi di persone assistono alla scena; sullo sfondo una città
Lapidazione di Santo Stefano
Venafro (IS)
1400080663
disegno studio
proprietà Stato
carta avorio/ inchiostro a penna
carta avorio/ acquerellatura
bibliografia di confronto: Marino Valentina - 2013/00/00
bibliografia di confronto: Catalano Dora - 2009/00/00
bibliografia di confronto: AA.VV - 1990/00/00
bibliografia specifica: Borrelli Gian Giotto/ Catalano Dora/ Lattuada Riccardo - 1993
bibliografia specifica: Gian Giotto Borrelli - 1994/00/00
bibliografia di confronto: Pasculli Ferrara Mimma - 2006/00/00
bibliografia di confronto: Gentile Lorusso Dante - 1998/00/00
bibliografia di confronto: Gentile Lorusso Dante - 2002/00/00
bibliografia di confronto: Gentile Lorusso Dante - 2015/00/00