Chiesa di Sant'Antonio Abate

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Chiesa di Sant'Antonio Abate 
La chiesa di Sant’Antonio Abate, è collocata in una posizione strategica, nel cuore della Morgia. Si suppone che il primo insediamento nel grande masso risalga al VI secolo d.C., quando nelle grotte che circondano la chiesa di Sant’Antonio Abate si insediò un cenobio monacale. Intorno all’anno 1000 la Morgia fu scelta come luogo su cui edificare un castello, intorno al quale in seguito si sviluppò il borgo medioevale. A seguito della costruzione della fortezza, i monaci furono costretti a trasferirsi fuori dell’abitato nell’Abbazia di San Pietro in Formoso. In quel periodo il titolare del feudo, nonchè patrono dell’abbazia, era Roberto di Pietracupa, che promosse la costruzione di una nuova chiesa in onore di San Gregorio per la popolazione del paese. Nel 1456, un nuovo terremoto distrusse non solo la chiesa di San Gregorio ma anche l’Abbazia di Sant’Alessandro; la popolazione di Pietracupa a questo punto fu costretta a ridare la funzione di chiesa alla più grande grotta della Morgia fino a quando, alla metà del secolo seguente, non fu ricostruita la chiesa di san Gregorio. Nella seconda metà del 1600, data la completa distruzione del maniero, l’università di Pietracupa e il Pio Ospedale, decisero di rivalutare l’area, progettando la costruzione di una nuova chiesa, dedicata a Sant’Antonio Abate. I lavori di edificazione dell’edificio si conclusero alla fine del XVII secolo, ed è attestato il suo uso nel 1695, ma si procedette alla sua consacrazione ufficiale solo nel 1726. La facciata principale è a capanna, caratterizzata da un unico portale di ingresso sovrastato da un timpano spezzato che contiene al suo interno un motivo geometrico. Nella parte superiore della facciata vi sono tre finestre che permettono alla luce di filtrare all’interno. Quella centrale è di dimensioni maggiori rispetto alle altre due laterali sia per larghezza che per altezza, e sono divise tra loro da due ordini di due pilastri quadrati sorretti da archi a tutto sesto. Nella navata destra esiste un ingresso laterale che dà adito ad un breve passaggio coperto verso l’esterno. Le pareti della chiesa sono interrotte da nicchie. Nella parete sinistra, tra il portone d’ ingresso e la sacrestia, vi è un’acquasantiera in pietra, donata alla chiesa dagli emigranti ai primi del Novecento. Nella zona absidale, rialzata rispetto al piano della chiesa riservato ai fedeli, vi è un altare realizzato con un unico blocco di marmo. A sinistra della chiesa si eleva la torre campanaria che fu costruita nell’epoca murattiana come torre civica da maestranze locali; è a pianta quadrangolare e distinta in quattro ordini: il terzo è caratterizzato da finestre campanarie, mentre sull’ultimo è inserito un orologio. La chiesa rupestre rimane al di sotto di quella parrocchiale (per questo è impropriamente detta “cripta”) ed è stata riaperta al culto da qualche decennio; vi si accede tramite una scalinata e una piccola porta di legno. La luce che filtra all’interno proviene da un’unica finestra con arco a sesto acuto, aperta sul fianco scosceso della Morgia. Nei secoli quest’apertura era una porta che si apriva sulla piazza del paese finché il 26 luglio del 1805 un forte terremoto fece franare a valle il piano della piazza, e la porta fu murata a metà, diventando una finestra. Al centro della chiesa è collocato un altare formato dalla macina di un vecchio mulino sul quale è sospeso un crocifisso del ‘500. Dietro l’altare è stata posta una croce stazionaria in pietra, proveniente dai pressi di S. Gregorio. In prossimità dell’ingresso della chiesa rupestre vi è una piccola grotta in cui è esposto un presepe in metallo, opera di un artista molisano. Negli anni ‘70, con la venuta del parroco Mons. Orlando Di Tella, la grotta ha riacquisito la sua funzione originaria quale luogo di preghiera della comunità, Tra le opere più importanti che possiamo trovare nel suo interno, vi è un bellissimo crocefisso del 1500 senza braccia, che sembra voler dire a tutti: “Siate voi le mie braccia”. L’altare circolare è tuttora composto dal palmento del vecchio mulino del paese e la conformazione della grotta pone attorno all’altare l’intera comunità. Vi sono conservati un Bambino Gesù di legno d’olivo, a grandezza naturale, proveniente da Nazareth, assieme ad un calice, pure di legno (S. Giuseppe era un falegname), acquistato a Betlem, ambedue benedetti personalmente da Papa Giovanni Paolo II; vengono esposti ed utilizzati nelle feste di Natale alla presenza di personalità, dei media, con la partecipazione di zampognari fra torce, stelle filanti e musiche composte proprio per il paese 
Chiesa di Sant'Antonio Abate 

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