Santuario federale nuragico di Santa Vittoria

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Santuario federale nuragico di Santa Vittoria 
39.702816 
9.145166 
Area archeologica 
DBUnico.106516 
Santuario federale nuragico di Santa Vittoria 
 

The magnificent village-sanctuary of Santa Vittoria, named after the near country church, extends to three hectares in the south-west of the Giara plateau. The definition of federal Nuragic sanctuary was given by the famous archaeologist Giovanni Lilliu to indicate a worship place frequented by people from distant villages. Usually dedicated to water cult, these sanctuaries were characterised by different religious buildings (well temple, in antis temple, megaron-style temple). It is believed that the most powerful clans of central Sardinia used to meet here to make alliances or declare war. In common buildings, religious and civil feasts, the market with political meetings coexisted.

The Nuragic village of Santa Vittoria consists of four main areas. The officiant%u2019s hut, the area of feasts, the area of double baetylus and permanent buildings were near the temple; the hut of the chief and the meeting hut were in a separate area. The well temple, ideal centre of the sanctuary, is formed by a vestibule, a stairwell and the chamber (originally with tholos vault) that received water. In the area of feasts, pilgrims could eat and rest for some days. The area of double baetylus (believed to be the divinity%u2019s house) was named after two upright stones stuck into the ground.  

The large number of little bronze figurines (the so- called %u201Cbronzetti%u201D) found in this archaeological site testify that Sardinian people- offerers, warriors- used to come here, and ancient and unknown divinities received offerings as animals, weapons and objects of daily use.

The complex dates back to a period between the Late and Final Bronze Age and the Early Iron Age (13th- 8th century BC). It was frequented until the 4th century AD, as Roman tombs attest.

 

Partially accessible to disabled people.

 
Il grandioso villaggio-santuario di Santa Vittoria, che deve il suo nome alla vicina chiesetta campestre, si estende per oltre tre ettari nella estremità sud occidentale dell’altopiano della Giara. La definizione di santuario federale nuragico, coniata dal grande archeologo Giovanni Lilliu, indica un luogo di culto frequentato da comunità di villaggio anche distanti tra loro. Generalmente dedicati al culto delle acque, questi santuari erano incentrati sulla presenza di edifici sacri di differenti tipologie (templi a pozzo, templi in antis, templi a megaron). Si suppone che nell’edificio principale del villaggio si riunissero in assemblee federali i clan più potenti della Sardegna centrale per consacrare alleanze o per decidere guerre. Le strutture comuni erano organizzate in modo da far convivere momenti di festa religiosa e di festa civile, il mercato con l’assemblea politica. Il villaggio santuario di Santa Vittoria si compone di quattro aree principali: l’area dei templi, con la capanna del sacerdote, il recinto delle feste, il recinto del doppio betilo e gli edifici costituenti l’insediamento stabile. In un’area separata sono dislocati la capanna del capo e la capanna della riunione. Il tempio a pozzo, composto, come è caratteristico di questa tipologia, da un vestibolo, un vano scala e la camera che raccoglieva l’acqua, originariamente coperta a tholos, rappresenta il centro ideale del santuario. Nel recinto delle feste i pellegrini vivevano il momento della festa, , del cibo e del riposo, che si protraeva per alcuni giorni. Il recinto del doppio betilo trae il nome dalle due pietre erette infisse verticalmente nel terreno, i betili, che si riteneva fossero l’abitazione del dio. I numerosi reperti in bronzo di piccole dimensioni (i “bronzetti”) recuperati in questo sito ci restituiscono l’immagine dei Sardi che convenivano nel santuario (offerenti, militi) e la varietà di offerte che le antiche e sconosciute divinità ricevevano (animali, armi e attrezzi d’uso quotidiano). Il complesso, risale ad un periodo compreso tra il Bronzo Recente e Finale e la prima età del Ferro (secc. XIII-VIII a. C. circa). Fu frequentato sino al IV secolo d.C., come testimoniano le tombe romane a cassone di calcare qui dislocate. 

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